Riutilizzare la cenere vulcanica in modo sostenibile e rivedere il prezzario regionale dei lavori pubblici per inserire la rimozione: sono le due idee accolte dalla Regione Siciliana. Più volte richieste dai Comuni dell’Etna, spesso messi a dura prova dalla ricaduta di materiale. Adesso, l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò le ha fatte […]
Riutilizzo della cenere vulcanica: due idee accolte dalla Regione Siciliana
Riutilizzare la cenere vulcanica in modo sostenibile e rivedere il prezzario regionale dei lavori pubblici per inserire la rimozione: sono le due idee accolte dalla Regione Siciliana. Più volte richieste dai Comuni dell’Etna, spesso messi a dura prova dalla ricaduta di materiale. Adesso, l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò le ha fatte sue, convocando la commissione del dipartimento regionale tecnico per la valutazione.
Il riutilizzo della cenere vulcanica in bioedilizia
La prima proposta è quella di riutilizzare il materiale per produrre semilavorati per la bioedilizia. Attraverso il trattamento e recupero del materiale, che da rifiuto speciale diventerebbe risorsa. Una proposta non nuova, avanzata già nel 2014 da alcuni parlamentari regionali, tra cui il futuro presidente della Regione e oggi ministro Nello Musumeci. Insieme alle varie proposte di enti e privati per un riciclo utile o creativo della cenere vulcanica. Dall’inchiostro 3d progettato da una dottoranda di UniCt ai souvenir, utili anche come fertilizzante, proposti da un niscemese emigrato da tempo in Germania.
La rimozione della cenere nel prezziario regionale
L’altra proposta è quella di inserire nel nuovo prezzario regionale unico dei lavori pubblici una specifica voce per rimozione, raccolta, trasporto, conferimento e smaltimento della cenere vulcanica. Lavori che, denunciavano i sindaci etnei ad agosto 2024, costavano ben 40 milioni di euro. Prezzi oggi aumentati tra caro-carburante e difficoltà di smaltimento. L’inserimento sarebbe utile a calmierare e uniformare i prezzi di attività che ormai sono sempre meno emergenziali e più strutturali.