Processo omicidio Agata Scuto, il difensore chiede l’assoluzione per l’imputato: «È rozzo ma non è colpevole»

Assoluzione. È questa la richiesta avanzata dall’avvocato di Rosario Palermo, l’uomo imputato nel processo per l’omicidio e l’occultamente del cadavere di Agata Scuto, la figlia della sua allora compagna. La 22enne invalida di Acireale (in provincia di Catania) scomparsa dalla mattina del 4 giugno del 2012 e il cui corpo non è mai stato ritrovato. Nel corso di una delle scorse udienze, il pubblico ministero Francesco Puleio aveva chiesto per lui la pena dell’ergastolo. Presente nella cella all’interno dell’aula Serafino Famà del tribunale di Catania, Palermo è rimasto in piedi per tutto il tempo in cui il suo difensore Marco Tringali ha discusso. Spesso ha cercato lo sguardo della sua compagna Sonia Sangiorgi, seduta in seconda fila in aula, che è stata imputata in un procedimento collegato per favoreggiamento e ha patteggiato.

Per l’accusa, Palermo avrebbe ucciso la giovane che avrebbe aspettato un figlio da lui. «La tesi del movente della gravidanza non sta né in cielo né in terra», sostiene il difensore ricordando che a sostegno di questa tesi ci sarebbe un presunto ritardo del ciclo mestruale riferito da Agata alla madre e una frase – “Mamma cornuta” – scritta sul diario di cui i familiari si sono disfatti insieme a tutti gli altri effetti personali della ragazza. Un comportamento, quella della famiglia Scuto che viene definito «anomalo» dall’avvocato Tringali. «Hanno continuato a riscuotere per anni la pensione di invalidità della giovane e, dopo avere presentato una denuncia di scomparsa, l’hanno ritirata raccontando di averla vista in compagnia di un ragazzo». Durante un’udienza del processo, è stato il fratello Cristian Scuto a dichiarare che sarebbe stato proprio Rosario Palermo a costringerli a ritirare la denuncia.

«È un processo che non ha prove dirette – sostiene il legale nel corso della sua discussione – Non abbiamo il corpo della ragazza, non abbiamo un movente e non abbiamo prove su una relazione tra la vittima e l’imputato». Che si è sempre dichiarato innocente, pur ammettendo di avere tentato di depistare le indagini e di crearsi un falso alibi. «Ma questo non significa che è colpevole – sottolinea l’avvocato che lo difende – Forse Palermo era preoccupato per la pressione mediatica che si era creata e, come lui stesso ha detto, si sentiva additato come un mostro». Era stato lo stesso imputato ad ammettere, nel corso del suo esame che un figlio in più (rispetto agli otto che ha già avuto, tra cui due anche da due sorelle) non gli avrebbe «creato nessun problema. La sua coscienza – ribadisce il legale – non si preoccupa nemmeno del fatto che la ragazza era la figlia della sua compagna. È un uomo rozzo. Quale scandalo avrebbe dovuto coprire con l’eventuale gravidanza di Agata?». Per altro, sempre l’imputato ha tirato fuori un problema alla prostata – di cui esiste un certificato che, però, non è datato – che proverebbe l’impossibilità di avere figli.

monologhi in auto, che per il pm sarebbero una vera e propria confessione, per l’avvocato difensore – che lamenta anche il fatto che nessuna ricerca di Agata Scuto è stata fatta fuori dal territorio nazionale – sono invece nient’altro che «momenti di delirio e di fortissimo stress che lui fa quando è già indagato. Soliloqui in cui si rappresenta i due possibili epiloghi che la vicenda può prendere». Dialoghi in cui lui impersona sia se stesso che un giudice immaginario. In un primo momento viene condannato per avere strangolato la giovane e avere bruciato il suo cadavere nella zona di Pachino (nel Siracusano) poi viene assolto, è libero, mentre a essere stato arrestato è Gianluca Scuto (un altro dei fratelli della vittima). «L’unico movente possibile – conclude il legale – è quello economico». La prossima udienza è già stata fissata per metà gennaio quando, oltre alle eventuali repliche, dovrebbe essere pronunciata la vera sentenza.


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