Precari: la Corte Costituzionale dice no alla stabilizzazione senza concorso

Quello dei precari della Pubblica amministrazione, ormai lo sappiamo, è’ il tema più caldo della politica siciliana. Quanti sono? In un recente dibattitto a Sala d’Ercole si è parlato di un esercito di 30mila. Ma non manca  chi dice che sono molti di più.  L’unica cosa certa è che una loro stabilizzazione sembra praticamente impossibile: non ci sono i soldi né le condizioni.  Dal primo Gennaio, quindi, con ogni probabilità andranno ad ingrossare le file dei disoccupati siciliani.

Un quadro chiaro anche per  politici che però, in questi giorni, giocano a scaricabarile: Roma dà la colpa a Palermo, Palermo a Roma. Un gioco squallidissimo.

Stamattina abbiamo pubblicato un articolo in cui un ex dirigente della Regione dice che l’unica via per questi lavoratori è quello del ricorso individuale ai Tribunali del Lavoro (qui potete leggere il suo intervento).

Ma, messa da parte la via della vertenza, rimane ben poco da fare.  Sull’argomento, infatti, si è pronunciata chiaramente la Corte Costituzionale con un sentenza (227 del 2013) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 31 Luglio 2013. Il caso è quello relativo alla tentata stabilizzazione di dipendenti precari in Friuli Venezia Giulia.

Di questa sentenza si è parlato un paio di giorni fa, a Palermo, nel corso della presentazione del Report Sud della Fondazione Curella. A citarla è stata Gaetano Armao, avvocato cassazionista ed ex assessore regionale: “Purtroppo la politica politicante continua a prendere in giro i precari. La Corte Costituzionale è stata chiara. Non e’ possibile continuare a prendere per i fondelli migliaia di persone rilanciando sul governo nazionale in modo irresponsabile Diceva Sturzo che la politica deve ispirarsi alla franchezza e non all’infingimento, prometter poco e mantenerlo. Niente di più distante da quel che avviene”.

Cosa dice la sentenza?  In allegato la trovate in versione integrale. Riassumendo, stabilisce che innanzitutto “nella giurisprudenza costituzionale è stata più volte sancita l’indefettibilità del concorso pubblico come canale di accesso pressoché esclusivo nei ruoli delle pubbliche amministrazioni, «in linea con il principio di uguaglianza e i canoni di imparzialità e di buon andamento”.

E che:

“In ogni caso, lo strumento prescelto dal legislatore regionale, ossia il trasferimento automatico del personale della disciolta società Gestione Immobili Friuli-Venezia Giulia (previa una prova selettiva solo eventuale) alle dipendenze dell’amministrazione regionale, risulta del tutto sproporzionato. E ciò in quanto l’area delle eccezioni alla regola del concorso, a tutto voler concedere, dev’essere rigorosamente delimitata e non può risolversi in una indiscriminata e non previamente verificata immissione in ruolo di personale esterno attinto da bacini predeterminati. Sicché, le scarne ed incerte garanzie approntate dalla norma impugnata (ricognizione dei requisiti per accedere ai ruoli dell’amministrazione regionale ed ipotetica prova selettiva) si palesano inidonee ad assicurare una seria verifica delle capacità professionali dei lavoratori reclutati dalla Regione all’esterno, seppure provenienti da una società privata strumentale facente parte del suo apparato cosiddetto “parallelo”.

In conclusione  “in mancanza di un concorso pubblico, l’accesso del personale proveniente dalla Gestione Immobili Friuli-Venezia Giulia s.p.a. all’impiego di ruolo presso l’amministrazione regionale, senza alcuna certezza di un serio filtro selettivo, si pone in contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost., donde l’illegittimità costituzionale dell’art. 54 della legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 16 del 2012”.

Precari, la sentenza della Corte Costituzionale
Precari siciliani: continua lo scaricabarile tra Roma e Palermo     
Ma i precari siciliani, legge alla mano, possono essere stabilizzati     

 


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