Perché con Orlando Palermo può rinascere

Come creare posti di lavoro in una città affamata e allo sbando? Come riuscire a fronteggiare la crisi economica che sta devastando la vita di migliaia di famiglie abbandonate, senza rete assistenziale e sostegni che possano aiutarli? Le uniche imprese nate negli ultimi anni sono stati i centri commerciali, iniziative imprenditoriali a somma zero o addirittura negativa per quanto riguarda l’occupazione. Senza contare che i profitti, invece di essere riversati nuovamente nell’economia cittadina, prendono strade diverse e in ogni caso fuori dalla Sicilia. Tralasciando naturalmente le robuste infornate clientelari tra gli assunti che hanno reso ancora più subalternie non autonomi i giovani dipendenti.

Dopo avere sparso il sale della distruzione sul tessuto economico palermitano, la passata amministrazione si è volatilizzata. Eppure qualcosa è cambiato e non di poco conto.

Come già avvenuto in altre città del mondo il rinnovo del vertice politico proietta un cono di luce di attenzione che si riversa nella scelta delle mete turistiche. L’elezione di Obama generò una percezione di novità positiva dell’immagine degli Stati Uniti con un immediato riscontro nell’incremento delle presenze turistiche. Così come la Londra del primo e del secondo Blair fu percepita come nuova e moderna, diversa dalla grigia e triste capitale conservatrice della Tatcher.

Usata con maestria e accompagnata da abiti nuovi e puliti per la città, la presenza di Orlando come sindaco vale enormemente più di una campagna pubblicitaria per centinaia di milioni. Le nostre presenze turistiche potrebbero triplicare nel giro di un anno e le ricadute in termini di occupazione sarebbero misurabili in almeno 5000 posti di lavoro.

Palermo con le sue 1.188.000 presenze nel 2009 è dietro di 300.000 unità da Genova, una città con meno storia e meno monumenti. Se guardiamo poi oltreoceano restiamo annichiliti. Boston, splendida città dell’East Coast, ha 12 milioni di visitatori annui e solo un centesimo del patrimonio storico artistico della capitale della Sicilia. Palermo può rinascere con velocità. Offerta museale, trasporti pubblici, verde e pulizia della città sono condizioni minime per far decollare un tempo nuovo.

I media di tutto il mondo intervistano il sindaco, e stavolta non per l’impegno antimafia. Lo cercano per la sua indipendenza e per il ciclopico compito del risanamento civico di una città stremata dalle consorterie, piegata agli interessi di pochi, deturpata dall’ignavia di chi avrebbe dovuto quotidianamente averne cura.

La mafia ha subito delle dure sconfitte militari, nei quartieri periferici arretra la cultura della sopraffazione che vi ha imperversato. Adesso occorre costruire un futuro diverso. Quando un intero popolo ritrova la speranza, è una forza formidabile che si mette in cammino. E il rinascimento che attraverserà Palermo si è già affacciato e incalza.

 

 


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Come creare posti di lavoro in una città affamata e allo sbando? come riuscire a fronteggiare la crisi economica che sta devastando la vita di migliaia di famiglie abbandonate, senza rete assistenziale e sostegni che possano aiutarli? le uniche imprese nate negli ultimi anni sono stati i centri commerciali, iniziative imprenditoriali a somma zero o addirittura negativa per quanto riguarda l’occupazione. Senza contare che i profitti, invece di essere riversati nuovamente nell’economia cittadina, prendono strade diverse e in ogni caso fuori dalla sicilia. Tralasciando naturalmente le robuste infornate clientelari tra gli assunti che hanno reso ancora più subalternie non autonomi i giovani dipendenti.

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