Il Partito democratico e l’analisi del voto a Catania. Leone: «Partivamo da zero. Sono tornati il simbolo e gli eletti»

Una vittoria schiacciante da un lato, quella di Enrico Trantino, e una sconfitta altrettanto innegabile sul fronte del centrosinistra. In mezzo il dato del Partito Democratico, unica compagine tra le liste che sostenevano Maurizio Caserta ad avere superato senza problemi e ampiamente la soglia di sbarramento con l’8,54 per cento e poco più di 10mila voti. Numeri che potrebbero segnare la ripartenza di un partito che vuole mettere in archivio, in maniera definitiva, l’esperienza politica dell’ex sindaco Enzo Bianco: primo degli sconfitti alle ultime elezioni amministrative. Un nuovo corso targato Elly Schlein e che alle pendici risponde al nome della segretaria provinciale Maria Grazia Leone.

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto su Catania?
«Non si può girare attorno ai numeri. L’affermazione di Enrico Trantino e di tutte le liste della sua coalizione è chiara e su questo dobbiamo riflettere. Un’analisi approfondita verrà fatta, abbiamo tempo e lo faremo. Per noi, come Partito Democratico, avere messo in campo il simbolo è stata una sfida vinta considerando che nel 2018 non c’era. Partivamo da zero e abbiamo costruito, almeno, un punto di partenza».

Cosa vi aspettate per il futuro?
«Io, e la mia segreteria, siamo in campo da cinque mesi e una vittoria – come sa chi ha fatto l’amministratore – si costruisce in cinque anni. Abbiamo iniziato il 22 dicembre a Catania e il 26 febbraio a livello nazionale con la segretaria Elly Schlein, il percorso di ricostruzione sarà lungo. Commentiamo, oggi, a Catania, quella che è una chiara sconfitta, ma possiamo ripartire da una presenza importante in città, con gli eletti al Consiglio comunale e nelle municipalità».

Nonostante la sconfitta schiacciante il vostro candidato sindaco ha raccolto più voti di preferenza diretti rispetto a Trantino. Che lettura date a questo numero?
«Maurizio Caserta deve essere ringraziato per la generosità e l’alto profilo che ha dato alla campagna elettorale, non ha esitato ad accettare la sfida e a mettere la faccia in una partita che sapevamo bene essere molto complicata. Facciamo i conti anche con un’onda nazionale di non poco rilievo, con governi di destra a Roma e a Palermo».

Quanto ha pesato all’interno della vostra coalizione il passo indietro di Emiliano Abramo?
«Nonostante la sua scelta, il fronte progressista è rimasto in piedi, il contraccolpo non c’è stato. E tutto questo è stato possibile anche grazie a Caserta che è immediatamente stato avvertito come il candidato naturale dell’alleanza».

Per il futuro si continuerà a percorrere la strada delle candidature civiche?
«Caserta è stato un buon candidato, cui nessuno può rimproverare alcunché, la scelta su di lui è stata giusta. Ogni competizione elettorale, fa storia a sé, deve essere interpretata alla luce della realtà e dell’attualità della singola città al voto. Non credo nelle soluzioni precostituite o nei metodi buoni per tutte le occasioni».


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