Palermo ci fa sognare

Al Teatro Biondo di Palermo, sabato 10 novembre, si è svolta una manifestazione che ci fa sognare. 

C’erano, tutti o quasi, i rappresentanti di industriali e commercianti, ma anche tanti giovani e facce di gente qualunque. Adesso sono gli industriali che chiedono l’iscrizione ad “Addiopizzo” l’associazione di ragazzi che una notte di tre anni fa tappezzarono Palermo con degli adesivi con su scritto “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. 

All’inizio erano sette, volevano solo aprire un pub e si chiesero che fare se qualcuno fosse venuto a chiedere “la tassa”. La scelta dei figli ha finito con il trascinare i padri? 

A Tano Grasso, presidente della Federazione antiracket, brillano gli occhi a ricordare la strada fatta negli ultimi 17 anni da quando, dal suo negozio di scarpe di Capo d’Orlando, si mise insieme ad altri commercianti per denunciare gli estorsori della cosca di Tortorici. Ai sottosegretari Ettore Rosato e Sandro Pajno, dice: “delle risposte di questo governo non siamo affatto soddisfatti, non ha mostrato alcun segno di discontinuità con il passato, non ha capito che noi siamo una risorsa”. 

Poi passa il testimone al presidente dell’associazione “Libero futuro”, Enrico Colajanni, figlio di Pompeo, il “partigiano”. Enrico è uno dei fondatori di Addiopizzo. Al decalogo del bravo mafioso di Salvatore Lo Piccolo risponde con il decalogo del bravo commerciante: “Caro collega, non intrattenere rapporti di alcun tipo con persone sospette, respingi subito ogni richiesta estorsiva, non pensare di trattare con i mafiosi e soprattutto non gestire da solo momenti e decisioni così delicate. L’associazione antiracket che abbiamo costruito serve per aiutarti affinché sia tu stesso a toglierti dagli impicci”. 

Sullo schermo del Teatro scorre una frase di Goethe: “La paura bussò alla porta, il coraggio aprì, non c’era nessuno. Era il coraggio di un intero popolo”.


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