La mappatura della diaspora dei giovani in Sicilia: «Costa quanto 17 miliardi di arancini all’anno»

Da troppo tempo la Sicilia perde i suoi giovani. «Un costo collettivo in termini di capitale umano, ma anche economico», afferma a MeridioNews Carmelo Abate di ORA! Sicilia. Stando ai dati del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), tra il 2011 e il 2024, per l’emigrazione – verso l’estero e il nord Italia – la Sicilia ha perso 116mila giovani e ha pagato 61 miliardi di euro. «Che equivalgono – hanno analizzato da ORA! – al costo di 3600 arancini gourmet all’anno per ogni singolo siciliano. Se li mettiamo in fila uno dietro l’altro arrivano dalla Terra alla Luna e ritorno quasi due volte. In banconote da 500 euro sarebbero una torre alta quattro volte l’Etna, di circa 13 chilometri. Una cifra con cui si potrebbero costruire in media 244 ospedali di provincia nell’Isola». Sono i dati di partenza per le cinque (più una) proposte di ORA!

Le proposte per ripopolare la Sicilia di giovani

Il report La Sicilia che resta e quella che va nasce da un questionario a 1150 giovani delle nove province siciliane, «da cui è emerso che l’emigrazione giovanile non è una scelta individuale», spiega Abate. Tra mercato del lavoro percepito come chiuso e trasporti e sanità inadeguati, solo il 19 per cento crede che la situazione migliorerà nei prossimi dieci anni. «La Sicilia sta perdendo i suoi giovani perché non riesce a offrire loro ciò che hanno il diritto di pretendere: lavoro coerente con la formazione, stipendio dignitoso, certezza che sia il merito a determinare il futuro». Eppure, la voglia di restare o tornare in Sicilia non è scomparsa: bellissima, potenziale, mi dispiace e svegliati sono le parole più usate nelle domande aperte. «E noi – annuncia il membro del consiglio direttivo di ORA! – quella sveglia l’abbiamo suonata con le nostre proposte, la cui efficacia dipende dal fatto che sono sinergiche».

Il cruscotto delle competenze

«Tra formazione e lavoro c’è un disallineamento crescente. E le competenze, dove esistono, restano invisibili». Per questo, tra le proposte di ORA! Sicilia, c’è il proposito di rafforzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Partendo da un piano anti-dispersione scolastica, dal potenziamento delle Its (soprattutto nei settori agroalimentare, energie rinnovabili, economia del mare e digitalizzazione del patrimonio culturale). Ma anche un apprendistato duale rafforzato con tutoraggio pagato dalle imprese. «Una delle nostre idee – spiega Abate – è creare un cruscotto pubblico delle competenze entro 12 mesi. Una piattaforma non per classifiche punitive, ma di informazione: per distinguere le scuole che formano davvero da quelle che producono solo voti».

Dai campus alle imprese

Dal report è emerso che la Sicilia forma capitale umano qualificato, ma non riesce a trattenerlo. «Più alto è il titolo di studio, più cresce la voglia di andarsene», sintetizza Abate. Da questa consapevolezza nasce un’altra delle proposte di ORA!: investire nella realizzazione di tre campus universitari nelle città universitarie storiche dell’isola (Palermo, Catania e Messina). «Tre poli che mirino a specializzarsi, nella didattica e nella ricerca, nelle discipline Stem e nei settori più innovativi». Dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, dall’aerospazio all’energia e dai nuovi materiali alle telecomunicazioni: «Campus che non devono solo formare, ma anche generare impresa». Per creare una domanda di lavoro qualificato che oggi non è abbastanza. Pur non partendo da zero: dall’Etna Valley a Catania a Palermo che sta diventando un polo di eccellenza biomedicale. Con un’agenzia unica regionale per l’attrazione di investimenti.

Il cambio di logica sul modello svizzero

«Bisogna passare dai sussidi a veri incentivi alla crescita», sintetizzano da ORA!. Che propone la creazione di un fondo regionale per le start-up, «sul modello svizzero del 50 e 50». Ovvero investire il 50 per cento in start-up che abbiano già raccolto l’altra metà dal mercato. «In questo modo si ancora al territorio la ricerca applicata che le imprese, da sole, non potrebbero permettersi». E a questo si dovrebbe aggiungere l’apertura nell’Isola di sedi di centri di ricerca esteri. Il tutto accompagnato da un registro regionale delle competenze siciliane all’estero. Per favorire il matching attivo tra chi vive fuori e le opportunità dell’Isola. «Chi torna, porta con sé competenze e reti internazionali che aprono mercati e collaborazioni alle imprese siciliane». Per questo, tra i propositi di ORA!, ci sono dottorati e assegni di ricerca riservati a siciliani con almeno tre anni di esperienza all’estero.

«Non agire è la spesa più cara»

«Legittima è la domanda su dove trovare i soldi per ogni proposta. Ma – sottolineano – un’altra è decisiva: quanto ci costa non farlo? Non agire è la spesa più cara di tutte perché il conto della fuga è di gran lunga superiore. Le risorse vanno solo spese diversamente». Il sesto punto non è una proposta, ma il carburante delle altre cinque. «Il bilancio regionale – analizzano da ORA! – supera i 23 miliardi di euro l’anno. Circa l’80 per cento è spesa corrente, ovvero la macchina che paga sé stessa, e meno del 10 per cento raggiunge investimenti reali». A servirebbe non sarebbero nuovi fondi, ma un’analisi seria su come vengono spesi oggi: «Con una domanda elementare per ciascuna misura: produce risultati misurabili? Il nostro obiettivo – concludono – è finanziare il piano riallocando la spesa improduttiva senza nuove tasse».


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