A rischio «fondi per la riduzione dei divari territoriali e lo sviluppo economico e sociale» della Sicilia. E non solo. È il cuore dell’esposto della Cgil alla Corte dei Conti siciliana e laziale per un possibile danno erariale derivante dal progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Lungo l’elenco dei soggetti chiamati in causa. Dai […]
Foto di Stretto di Messina spa
Ponte sullo Stretto, l’esposto Cgil dall’uso dei fondi siciliani ai nuovi dubbi sui pedaggi
A rischio «fondi per la riduzione dei divari territoriali e lo sviluppo economico e sociale» della Sicilia. E non solo. È il cuore dell’esposto della Cgil alla Corte dei Conti siciliana e laziale per un possibile danno erariale derivante dal progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Lungo l’elenco dei soggetti chiamati in causa. Dai ministeri di Infrastrutture ed Economia e Ambiente. Fino alla società Stretto di Messina spa e «dirigenti e funzionari pubblici che hanno partecipato all’istruttoria e agli atti di approvazione». Il sindacato motiva il proprio diritto a occuparsi del caso per «l’impiego di ingentissime risorse pubbliche». Che gravano sulle scelte di investimento e, dunque, sui lavoratori. Anche e soprattutto siciliani. Considerati i «circa 1,3 miliardi di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 della Regione Siciliana» che andranno a finire nel progetto.
I punti contestati dalla Cgil
L’esposto del sindacato riprende i motivi della bocciatura della stessa Corte dei Conti alla contestata delibera Cipess. A partire dal nodo che più riguarda il lavoro: l’assenza di una nuova gara per la costruzione del ponte. Seppur, dopo 20 anni, siano cambiate le regole: passando da una partecipazione pubblica limitata al 40 per cento dei costi a un totale a spese dello Stato. Nuove «condizioni che – ricordano dal sindacato – avrebbero potuto attrarre ulteriori partecipanti». A questo si aggiungono i rilievi già noti sulla «indeterminatezza del quadro economico dell’opera», con voci provvisorie rimandate alla progettazione esecutiva. Il controllo aggiornato sui requisiti degli operatori economici e, infine, le eventuali violazioni ambientali alle norme europee. Saltate dal governo invocando i motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. Non adeguatamente provati, secondo i giudici. Tutte questioni che, ricorda la Cgil, «investono il corretto utilizzo delle risorse pubbliche per l’intervento».
I rilievi presentati anche all’Unione europea
Ma la Corte dei Conti non è l’unico organismo a cui la Cgil si è rivolta. Spiegando nell’esposto di avere già interpellato anche l’Unione europea. A partire da «una richiesta di verifica di conformità dell’iter autorizzativo del progetto alla Commissaria europea per l’Ambiente». In mezzo ad aggiornamenti andati avanti per mesi nel corso di vari incontri. E fino alle comunicazioni ai singoli uffici, come la direzione generale Concorrenza e quella del Mercato interno e imprenditorialità. Ricevendo «riscontro dalla Commissione europea il 14 gennaio 2026».
Il nuovo parere sui pedaggi: il rischio è dello Stato
La Cgil aggiunge anche una novità rispetto alla pronuncia dei giudici contabili di fine 2025. Si tratta del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle future tariffe dei pedaggi per attraversare il Ponte sullo Stretto. Arrivato a maggio e, finora, mancante. Pur determinante per il rientro dall’investimento. Almeno in teoria. Lo stesso parere, infatti, segnala come alcuni passaggi della convenzione possono provocare una «sostanziale sterilizzazione del rischio traffico in capo alla concessionaria». Tradotto: non importa quanti mezzi passeranno e pagheranno, perché tanto la differenza la pagherà lo Stato. E non va meglio con la quota di partecipazione attesa da Ferrovie dello Stato, «pari a zero nel primo anno di esercizio» – scrive l’Autorità – e a carico del trasporto stradale. Oltre a investimenti di Anas ed Rfi ancora in bilico per finanziamenti, autorizzazioni e a coperture assicurative giudicate dubbie.
La stima dei danni alla spesa pubblica
Nelle parti finali dell’esposto alla Corte dei Conti, la Cgil riassume i possibili danni alla spesa pubblica – e quindi alle tasche di cittadini e lavoratori – dovuti alle criticità nel progetto del Ponte sullo Stretto. Come la perdita «della possibilità di ottenere condizioni economiche più vantaggiose» con la competizione che verrebbe fuori da una nuova gara. C’è poi «il rischio di sanzioni pecuniarie da eventuali procedure di infrazione» sulle direttive europee. O «la possibile perdita o riduzione di finanziamenti europei», qualora la Commissione non trovi del tutto in ordine la procedura. A chiudere l’esposto, infine, è il rimando ai possibili «costi per contenziosi nazionali o europei», ingaggiati da chi – dagli imprenditori ad altre istituzioni – decidano di appellarsi alla giustizia per uno qualunque di questi nodi.