«Dieci società nazionali e internazionali ammesse alla seconda fase per la privatizzazione dell’aeroporto di Catania e quello di Comiso. Questo dimostra la grande attrattività degli scali e il valore strategico del piano industriale di sviluppo». Così Nico Torrisi, amministratore delegato di Sac, descrive l’approvazione avvenuta oggi. Con l’ammissione di dieci soggetti – 4 italiani e 6 esteri […]
Foto di Cisal Catania
Privatizzazione aeroporto Catania e Comiso: seconda fase con 10 soggetti ammessi
«Dieci società nazionali e internazionali ammesse alla seconda fase per la privatizzazione dell’aeroporto di Catania e quello di Comiso. Questo dimostra la grande attrattività degli scali e il valore strategico del piano industriale di sviluppo». Così Nico Torrisi, amministratore delegato di Sac, descrive l’approvazione avvenuta oggi. Con l’ammissione di dieci soggetti – 4 italiani e 6 esteri – che potranno accedere alla data room con i successivi dettagli dell’operazione. «Avvieremo a Roma il secondo passaggio, mettendo a disposizione di questi soggetti il piano industriale e le regole di governance approvati oggi all’unanimità dal Consiglio di amministrazione», aggiunge.
Dalla seconda alla terza fase della privatizzazione
Con l’accesso alla data room, «i partecipanti potranno esaminare la documentazione, proporre migliorie al piano industriale con il supporto del management e degli advisor, e presentare una prima offerta economica non vincolante», spiega Torrisi. In un percorso condiviso con ministero delle Infrastrutture, presidenza del Consiglio ed Enac. Subito dopo si entrerà nel vivo della terza fase della privatizzazione, in cui la scelta verrà ristretta a 5 aziende e alla loro offerta vincolante per l’aeroporto di Catania e Comiso. «Ma i soci pubblici – specifica l’amministratore delegato di Sac – rimarranno liberi fino all’ultimo di decidere se vendere o meno le proprie quote».
La risposta alle critiche dei sindacati
Un percorso che, da settimane, suscita critiche e dubbi da parte dei sindacati. Su cui Torrisi si è soffermato. «Abbiamo incontrato i sindacati firmatari del contratto collettivo nazionale (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl, ndr) riscontrando piena condivisione e sulla trasparenza», spiega l’ad. Che rassicura sulla tutela degli attuali livelli occupazionali e rilancia: «Con un piano di investimenti previsto oltre il miliardo di euro ci saranno molte più opportunità di sviluppo e impiego per il territorio». Specificando che gli interventi riguarderanno entrambi gli scali, sia Catania che Comiso, in un «pieno sviluppo integrato».
Il commento del sindaco di Catania
A fare i conti è Enrico Trantino, sindaco di Catania e a capo della Città metropolitana, tra i soci dell’azienda di gestione degli scali. «La Sac ha un utile di esercizio di 8 milioni l’anno, ma la somma da investire si aggira intorno al miliardo di euro – commenta -. È chiaro che servono risorse per accelerare il processo e intercettare i 20 milioni di passeggeri che ci auguriamo di portare in città, da qui a qualche anno». Rimandando ai mittenti le critiche come «pregiudizio più ideologico che reale», guardando agli esempi di scali esteri.
Le risposte tra presunta svendita e tutele pubbliche
Sulla presunta svendita della società a un valore di circa 600 milioni di euro, Trantino risponde: «A questa vanno aggiunti i costi per la realizzazione dei lavori. Si aprirà un’asta e vedremo quale sarà la cifra proposta in concreto». Rassicurando, infine, sulle garanzie per i soggetti pubblici. Dalle consulenze di professionisti alla «possibilità di esercitare il diritto di denuncia previsto dal codice civile a prescindere dal numero di azioni possedute, superando il minimo del 10 per cento delle quote».