Aveva finito di scontare la sua pena detentiva e aveva terminato il suo percorso di recupero dalla tossicodipendenza, per cui Gianfranco Aiello era uscito il 5 luglio dalla comunità Salute e Benessere di Mazara del Vallo completamente riabilitato. Eppure, il 5 agosto, soltanto un mese dopo, il 35enne è stato ritrovato morto per overdose a […]
Riabilitato, libero, poi l’overdose: muore a Palermo un mese dopo l’uscita dalla comunità
Aveva finito di scontare la sua pena detentiva e aveva terminato il suo percorso di recupero dalla tossicodipendenza, per cui Gianfranco Aiello era uscito il 5 luglio dalla comunità Salute e Benessere di Mazara del Vallo completamente riabilitato. Eppure, il 5 agosto, soltanto un mese dopo, il 35enne è stato ritrovato morto per overdose a casa sua. «Mancano dei veri percorsi di reinserimento per detenuti e per tossicodipendenti, quindi purtroppo questa storia non è un unicum, ma si ripropone sempre più spesso» riferisce a MeridioNews Pina Lupo, presidente della neo-costituita associazione Lotta delle famiglie per l’indipendenza dalla dipendenza.
Il triste epilogo del 35enne
«Quella di Gianfranco è una storia di profonda solitudine – sottolinea Pina -. Questo anche perché manca un vero percorso di reinserimento sociale e lavorativo, che aiuti i giovani a rifarsi una vita una volta terminato il percorso di rieducazione». Uscito dalla comunità, infatti, Gianfranco è tornato a casa sua a Palermo in cui purtroppo non c’era nessuno ad aspettarlo, perché anche sua madre, come suo padre, è venuta a mancare da pochi mesi. Senza un lavoro, senza una rete familiare e senza un adeguato sostegno istituzionale, nel giro di un mese Gianfranco è ricascato nel tunnel della droga.
«Era una persona molto capace e brillante. Leggeva molto, scriveva versi ed era piacevole trascorrere del tempo con lui. Ha fatto un bel percorso di riabilitazione e mi risulta che si fosse completamente ripulito. Aveva già iniziato a fare alcuni lavoretti e stava cercando un lavoro per quando sarebbe uscito. Si voleva dare da fare e stava bene» conferma Alessio Aiello, che insieme ad Antonino Lombardo, è l’autore di Crepe un’indagine sulla tossicodipendenza nella Sicilia Occidentale. Proprio grazie a questo loro progetto, Alessio ha conosciuto Gianfranco in comunità e lo ha rivisto più volte nel corso del tempo. «Mi dispiace moltissimo che sia andata così, ma probabilmente il ritorno a Palermo è stato deleterio per molteplici motivazioni, compresa la facilità con cui si possono reperire sostanze come l’eroina e il crack».
Percorsi di reinserimento carenti
Spesso, come in questo caso, la dipendenza si unisce ad un percorso carcerario, creando un blocco sociale e psicologico difficile da superare senza supporto. Inoltre, non tutte le aziende sono disposte ad assumere ex detenuti o persone con un passato di tossicodipendenza. Proprio per questo motivo sono necessari i progetti di accompagnamento post-scarcerazione che dovrebbero unire il tessuto produttivo e il carcere, sia all’interno sia all’esterno delle mura. Purtroppo, però, in molti casi tali progetti dipendono da bandi temporanei che si interrompono bruscamente quando finiscono i fondi. Non da ultimo, i Ser.D (Servizi per le Dipendenze) dell’isola sono sotto organico e faticano a dialogare in modo fluido con gli istituti penitenziari.
Per fornire un supporto ai soggetti e alle famiglie che ne sono sprovviste è nata a Palermo la già citata associazione Lotta delle Famiglie per l’Indipendenza dalla dipendenza. Sono genitori, madri, padri, fratelli e sorelle che hanno deciso di unire le proprie voci per costruire insieme una rete di sostegno, comprensione e rinascita. «Siamo un’associazione fatta di persone comuni che hanno vissuto o vivono accanto a chi lotta contro la dipendenza – chiarisce ancora Pina Lupo al nostro giornale -. Persone che hanno scelto di trasformare la sofferenza in impegno e la solitudine in solidarietà. Il nostro obiettivo è chiaro: ridare dignità e speranza alle famiglie, promuovere percorsi di ascolto e prevenzione, sensibilizzare la società e le istituzioni. Perché l’indipendenza dalle dipendenze non è solo una meta personale, ma è un cammino collettivo, che si percorre insieme, passo dopo passo».