Omicidio a Palermo, su TikTok spuntano profili e post di solidarietà all’assassino

«Vita mia, la galera te la mangi». E ancora: «Neanche la morte ci fa paura». Sono soltanto alcuni dei messaggi di solidarietà diffusi in queste ore su TikTok, insieme alle foto di Gaetano Maranzano, il 28enne fermato per l’omicidio di Paolo Taormina a Palermo. Il delitto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica in piazza Spinuzza, davanti al locale O’ Scruscio, che il 21enne Taormina gestiva con la sorella. Maranzano, stando a quanto emerso finora e come confermato dalla Tac, ha esploso un colpo di pistola alla nuca della vittima.

L’omicidio a Palermo e la solidarietà attraverso TikTok

Il social network TikTok, nell’omicidio di Palermo, ha un ruolo centrale. A partire dai post dello stesso Maranzano. Che, prima di essere arrestato, ha pubblicato un selfie con un audio della serie tv Il Capo dei Capi, dedicata al boss Totò Riina. Ma TikTok torna anche nelle testimonianze ai carabinieri di chi era in piazza Spinuzza durante la lite prima del delitto. Avventori del locale che hanno indicato Maranzano come un cliente abituale, associandolo al profilo TikTok @gaetano29155. Noto per lo stile social dell’assassino, con post tra grosse collane d’oro e ciondoli con mitra e armi. Il volto di Maranzano, ora, come verificato da MeridioNews, si è diffuso. Ieri è nato il profilo anonimo zen2. Chiaro rimando al quartiere del 28enne e del padre, condannato per un tentato duplice omicidio. Scopo: pubblicare post di solidarietà a Maranzano.

Il precedente: la strage di Monreale su TikTok

La vicinanza a Maranzano manifestata su TikTok ha un precedente. Era già successo a fine aprile, subito dopo la strage di Monreale, sempre nel Palermitano, in cui morirono Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo. Dopo l’arresto del 19enne Salvatore Calvaruso, anche lui residente nel quartiere Zen, su TikTok vennero registrati diversi profili anonimi, con contenuti a sostegno dell’omicida e, in generale, ai ragazzi dello Zen.

La rissa prima dell’omicidio a Palermo

Secondo quanto ricostruito nel decreto di fermo, prima dell’omicidio di Paolo Taormina, c’è stata una rissa, avvenuta all’esterno del locale in piazza Spinuzza. Un diverbio tra alcuni giovani che il 21enne gestore del pub avrebbe cercato di interrompere, invitando i presenti alla calma. A questo punto, un uomo con corporatura robusta, barba folta e con addosso collane con ciondoli raffiguranti crocifissi e pistole ha colpito Taormina alla testa. Immediatamente l’uomo, indicato in Maranzano, insieme ad altre persone è scappato a bordo di una Lancia Y intestata allo stesso 28enne. Una fuga a folle velocità per le strade di Palermo, fino allo Zen.

Le perquisizioni dei carabinieri

I carabinieri, durante le perquisizioni, hanno sequestrato dei vestiti e l’indagato ha consegnato una pistola semiautomatica. A essere perquisita è stata anche all’abitazione di un amico del 28enne. Qui, oltre a degli indumenti, i militari hanno trovato e sequestrato «cinque collane in oro con ciondoli raffiguranti il volto di Gesù, una pistola e un pendente con la scritta King con corona». Un intreccio tra social, cultura criminale e violenza che, a Palermo, torna a manifestarsi anche dietro lo schermo degli smartphone.


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