Morte del boss di Cosa nostra Saro Lombardo, sui social cordoglio ed esaltazione. «Un signore, sei la storia»

«Uomo d’altri tempi, una persona seria, educata e di parola», «Sei la storia», «Un grande signore», «Sei un campione», «Ho avuto l’onore di conoscerti e da subito ho capito che persona eri. Anche lassù continuerai a essere Saro ‘u rossu». Sono soltanto alcuni dei commenti, pubblicati su profili e pagine di TikTok, per celebrare la morte di Rosario Lombardo, boss mafioso di Cosa nostra catanese ritenuto da sentenze e magistrati esponente dell’ala ortodossa della famiglia Santapaola-Ercolano. «Un uomo che è sempre durato all’interno dell’organizzazione mafiosa», lo definì nel 2017 l’ormai ex procuratore Carmelo Zuccaro durante una delle tante operazioni antimafia in cui Lombardo finì indagato. Una vita nei ranghi di vertice di Cosa nostra come emerso nelle inchieste Stella Polare, Ghost e Carthago 2. Lombardo, come riportato da La Sicilia, è deceduto dopo una lunga malattia all’età di 56 anni nel carcere Opera di Milano.

A causa della patologia di cui soffriva, Lombardo era costretto a vivere con un defibrillatore. Tutti lo conoscevano con l’appellativo di Saro ‘u rossu, per le sue fattezze fisiche, e aveva trascorso diversi periodi agli arresti domiciliari. Per celebrare il suo compleanno, nell’agosto 2015, venne organizzato un concerto di musica neomelodica in cui era prevista la presenza del noto cantante Gianni Vezzosi. A fermare l’esibizione – prevista per il 26 agosto – furono i carabinieri dopo avere effettuato un controllo ad alcuni operai, sorpresi mentre erano intenti ad allestire il palco ma senza le necessarie autorizzazioni. Tuttavia, nei confronti di Lombardo e Vezzosi non vennero presi provvedimenti. Qualche mese dopo, a marzo 2016, il boss dei Santapaola finì nuovamente in carcere dopo una sentenza in cui veniva ritenuto colpevole di associazione mafiosa e trasporto, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Grossi carichi di droga – in particolare cocaina – che, secondo gli investigatori, avrebbe trattato e acquistato personalmente durante alcune trasferte nel territorio di Napoli, in Campania. Un altro canale, sia per la cocaina che per la marijuana, sarebbe stato quello attivo in Calabria, a San Luca.

Nel 2017 il nome di Lombardo finì in cima alla lista degli arrestati nel blitz Chilometro zero. Trentasei persone che sotto l’effige dei Santapaola avrebbero trasformato l’area intorno all’abitazione di Lombardo – al civico tre di viale Biagio Pecorino nel quartiere San Giorgio di Catania – in un fortino della droga. Pusher e vedette – compreso un bambino di sei anni – dotati di ricetrasmittenti si sarebbero alternati per mesi con una gestione militare degli affari. Qualche mese dopo, a Lombardo viene notificata l’ordinanza dell’operazione Carthago 2 in cui era accusato di fare parte di un triumvirato che avrebbe retto le fila della famiglia catanese di Cosa nostra. Accanto a Saro ‘u rossu ci sarebbero stati personaggi del calibro di Marcello Magrì, fratello del noto killer Orazio, e Francesco Santapaola, figlio di Salvatore, detto Turi colluccio, cugino del più noto Nitto Santapaola. E se a Magrì e Santapaola sarebbe toccato rapportarsi con i rappresentanti delle altre cosche, secondo gli inquirenti, per Lombardo il compito, sarebbe stato quello di gestire gli affari della droga. In quel periodo, il gruppo dei santapaoliani sarebbe riuscito a controllare circa 15 piazze di spaccio con introiti che vennero quantificanti in 80mila euro a settimana

Dopo la morte, Lombardo è stato celebrato con diversi video su TikTok. Post con decine di commenti e non solo. Il volto del boss compare per esempio in una pagina, in cui vengono difesi i diritti dei detenuti, con la scritta «Non si può morire in carcere». «Saro ‘u rossu, persona educata e rispettosa», scrive invece un ambulante noto su TikTok per i suoi video girati alla pescheria di Catania.


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