Credito d’imposta Zes unica 2026: opportunità importante, ma senza fai da te

Uno degli strumenti più attesi dalle imprese del Mezzogiorno è stato confermato per il 2026: è il credito d’imposta per investimenti nella Zes unica. La misura, introdotta nel 2023 e ora potenziata, sostiene gli investimenti in beni strumentali realizzati dal 2026 al 2028, nelle aree della Zona economica speciale per il Mezzogiorno (Zes unica). Un’agevolazione decisiva per investimenti industriali e produttivi importanti. Ma anche una misura tecnica, tra vincoli europei e scadenze puntuali, che richiede una lungimirante programmazione. Come ci spiega Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino, nella nostra rubrica dedicata alle imprese.

Che cos’è il credito d’imposta Zes unica 2026

La legge riconosce il credito d’imposta Zes unica alle imprese che, tra l’1 gennaio 2026 e il 31 dicembre 2028, effettuino investimenti in beni strumentali, per strutture produttive già esistenti o nuove, purché si trovino nelle aree ricomprese nella Zes unica. Per un massimo, nel 2026, di 2,3 miliardi di euro, utilizzabile solo in compensazione con modello F24. E rispettando i limiti del regolamento Ue sugli aiuti a finalità regionale. In altre parole, si tratta di un incentivo che riduce il costo effettivo dell’investimento. Ma si appoggia a precise regole europee in tema di intensità massima e cumulo con altri aiuti.

Dove si applica: la Zes unica Mezzogiorno

Il primo punto da chiarire è certamente quello territoriale. La Zes unica copre le principali aree assistite del Mezzogiorno e alcune zone del Centro Italia, individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022–2027. Oltre alle zone assistite della Sicilia, rientrano nel perimetro quelle delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Marche, Umbria e Abruzzo. L’ubicazione della struttura produttiva è l’elemento chiave: il beneficio non segue solo la sede legale, ma il luogo in cui viene effettivamente realizzato l’investimento.

Quali investimenti rientrano nella misura

Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino
Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale

Per l’anno 2026 il credito è calcolato sugli investimenti realizzati dall’1 gennaio al 31 dicembre. Nel rispetto di due soglie fondamentali: progetti da un minimo di 200mila euro a un massimo di 100 milioni. Investimenti significativi, insomma, come la creazione di nuovi stabilimenti e l’ampliamento di siti esistenti. Ma anche la diversificazione della produzione o il cambiamento del processo produttivo. Tramite l’acquisto di impianti, automazioni e macchinari industriali tecnologicamente avanzati. Ma il beneficio non è uguale per tutti: si adatta alla zona, agli altri aiuti europei percepiti, alla tipologia e dimensione dell’impresa.

Cumulo con altri incentivi: opportunità e rischi

Uno degli aspetti più delicati del credito d’imposta Zes unica per il 2026 è la possibilità di cumulo con altri strumenti. Valida sia con aiuti non qualificati come statali, che con aiuti de minimis e altri aiuti di Stato sugli stessi costi. Ma a condizione che non superi l’intensità o l’importo massimo previsti dalle regole europee. Nella pratica, questo significa che un’impresa può trovarsi a combinare il credito Zes con vari strumenti: come gli incentivi per la transizione digitale o green, misure regionali o fondi Pnrr. Un’opportunità che, però, è anche un punto critico. Senza una regia unica, infatti, il rischio è di superare le soglie consentite o costruire progetti ammissibili, ma con scarso beneficio complessivo.

Settori esclusi e imprese non ammissibili

La disciplina non si applica a tutti. Sono esclusi dall’agevolazione l’industria siderurgica, carbonifera e lignite, ma anche i trasporti (eccetto magazzinaggio e supporto) e chi si occupa di energia e banda larga. Non ammesso anche il settore creditizio, finanziario e assicurativo. A non poter accedere al credito, inoltre, sono le imprese in stato di liquidazione o scioglimento, o definite in difficoltà secondo il regolamento europeo GBER. Discorso a parte vale per i produttori primari di prodotti agricoli, pesca e acquacoltura. Settori ammessi a un regime dedicato, la Zes agricola, con investimento minimo più basso (50mila euro) e intensità di aiuto differenti. È, quindi, fondamentale verificare con attenzione la classificazione Ateco e lo stato economico-finanziario della società.

Certificazione delle spese: il ruolo del revisore

Un elemento spesso trascurato nelle letture superficiali, ma decisivo nella pratica, riguarda la certificazione delle spese. La legge prevede che l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza alla documentazione contabile debbano risultare da una certificazione rilasciata da un soggetto iscritto nella sezione A del Registro dei revisori legali. Un controllo formale e sostanziale, insomma, molto diverso dal semplice caricare le fatture. Per molte imprese, questo passaggio impatta sull’organizzazione del lavoro contabile. Per questo occorre pianificare per tempo la raccolta dei documenti, la tracciabilità dei costi e disporre di valido coordinamento tra ufficio amministrativo, consulenti e revisore.

Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: il calendario

Per usufruire del credito, serve inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione specifica dal 31 marzo al 30 maggio 2026. Indicando le spese già sostenute dall’1 gennaio e quelle previste fino al 31 dicembre 2026. Con un dettaglio: le domande trasmesse tra il 26 e il 30 maggio 2026 possono essere ritenute valide, sebbene scartate dal servizio telematico, purché ritrasmesse entro il 4 giugno 2026. C’è poi una comunicazione integrativa, dal 3 gennaio al 17 gennaio 2027. Che attesti l’avvenuta realizzazione degli investimenti e indichi gli estremi di certificazione e fatture elettroniche. Il credito derivante andrà fruito in compensazione con modello F24, solo tramite i canali telematici dell’Agenzia, indicando codice tributo e anno di riferimento. Ecco perché, per una reale efficacia della misura, diventa fondamentale programmare i flussi di compensazione con quanto dovuto dall’impresa.

Oltre la norma: dove si gioca davvero la differenza

Nelle esperienze di Studio Crispino a fianco delle imprese del Mezzogiorno, emergono alcuni nodi ricorrenti. Le dimensioni del progetto, innanzitutto: con piani troppo piccoli che restano esclusi e progetti troppo ambiziosi che rischiano di appesantire la struttura finanziaria. C’è poi la confusione data dall’incastro con gli altri incentivi: la tentazione di sommare tutto rischia di far superare i limiti consentiti o mettere in difficoltà la liquidità aziendale. Un problema parallelo a quello della qualità dei rendiconti. In cui la mancanza di ordine e precisione – e l’improvvisazione a posteriori – rischia di far perdere tutto. E poi, infine, ci sono le tempistiche: non solo quelle delle comunicazioni da inviare, ma soprattutto quelle dei lavori interni. Da gestire senza compromettere produzione e rapporti commerciali. In definitiva, il grande potenziale della misura necessita, più che mai, di un altrettanto importante sforzo di pianificazione.


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