Aumentano i morti sul lavoro in Sicilia: già 11 vittime in tre mesi nel 2025

Cinque operai, morti uno dietro l’altro calandosi all’interno di un tombino. Dopo un anno la strage di Casteldaccia, in provincia di Palermo, resta una ferita aperta mentre le morti sul posto di lavoro non accennano a diminuire, anzi. Nei primi tre mesi del 2025 i decessi in Italia sono stati 210, ben 19 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Numeri che rendono evidente la necessità di un cambio di rotta sul tema della sicurezza. In Sicilia i morti sono stati dieci. Un numero che inserisce l’Isola nella cosiddetta zona arancione, in una scala cromatica su quattro colori per classificare le regioni in base all’indice medio di morti per milione di lavoratori. I numeri sono stati elaborati dall’osservatorio Vega Engineering e si basano sui dati ufficiali Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. A livello nazionale a finire in zona rossa sono sei regioni: Basilicata, Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise e Campania. Insieme alla Sicilia, in zona arancione, ci sono Puglia, Calabria, Toscana e Liguria. L’Isola fino a questo momento ha numeri peggiori rispetto ai primi tre mesi del 2024, quando si collocava in zona gialla.

All’interno del numero complessivo di morti a livello nazionale vengono inseriti anche coloro che perdono la vita nel tragitto casa-lavoro, le cosiddette morti in-itinere. Nel 2024 i casi – da gennaio a marzo – erano stati 40, mentre nello stesso periodo del 2025 il numero è salito a 60. Un incremento del 50 per cento. Uno dei casi di più tragici è quello dei tre braccianti agricoli di Adrano, in provincia di Catania, che sono deceduti in un incidente stradale sulla statale 194 dopo avere finito il proprio turno di lavoro. Le vittime sono Salvatore Lanza (60 anni), Salvatore Pellegriti (61 anni) e Rosario Lucchese (18 anni). L’osservatorio ha anche tracciato una sorta di identikit dei lavoratori maggiormente coinvolti in questo genere di incidenti. L’incidenza più elevata a livello nazionale si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (16,6) e in quella compresa tra i 55 e i 64 anni (10,3) seguita dalla fascia di lavoratori tra i 15 e i 24 anni (7,0). La fascia d’età numericamente più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (55 su un totale di 150 considerando coloro che hanno perso la vita in occasione del lavoro e non in-itinere).

A potere essere analizzata è anche il dato a livello provinciale. Basandosi sull’incidenza degli infortuni mortali, rispetto al valore di incidenza media nazionale, cioè il numero di infortuni mortali ogni milione di occupati, la provincia che si colloca al primo posto, a livello nazionale, è quella di Siracusa. Nei primi tre mesi del 2025 sono morti 4 lavoratori a fronte di 118mila occupati tra coloro censiti dell’Istituto nazionale di statistica. La seconda provincia è quella di Brindisi e a seguire quella di Bolzano. A febbraio scorso, a Siracusa, è morto l’operaio Raffaele Sicari, 26enne originario della Calabria. Il giovane è caduto da un cestello elevatore mentre riparava i cavi della pubblica illuminazione. Un camion urtando un braccetto gli avrebbe fatto perdere l’equilibrio facendolo cadere a terra. Dopo alcuni giorni di agonia il decesso. Nel 2024, la provincia di Siracusa aveva già registrato 2.034 infortuni sul lavoro, con sei decessi, posizionandosi tra le aree con la più alta incidenza di incidenti mortali in Sicilia.

Un capitolo a parte è quello che riguarda i lavoratori stranieri. I deceduti in occasione di lavoro al mese di marzo sono 30 su 150, con un rischio di morte sul lavoro che risulta essere due volte superiore rispetto agli italiani. Infatti, gli stranieri registrano 11,9 morti ogni milione di occupati, contro il 5,6 degli italiani che perdono la vita durante il lavoro.


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