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Messina Denaro: la solerzia del medico, in 48h esito istologico

Il tribunale del riesame di Palermo ritiene che «non ricorra un solido quadro di gravità indiziaria a carico di Francesco Salvatore Bavetta», il medico di Marsala (Trapani) che la Dda del capoluogo siciliano avrebbe voluto arrestare per avere sottoposto a esami diagnostici molto delicati il superlatitante Matteo Messina Denaro, senza poi denunciare che si era presentato sotto falso nome. Un altro medico indagato per aver aiutato Matteo Messina Denaro durante la sua latitanza.

La motivazione della sentenza

Nella motivazione del provvedimento, depositata oggi, i giudici hanno accolto le tesi degli avvocati Massimo Motisi e Gaetano Di Bartolo. Ricostruendo però un quadro di favori e agevolazioni verso il boss del Trapanese. Tra la colonscopia, eseguita il 3 novembre 2020 nello studio di Bavetta, e la comunicazione dell’esito dell’esame istologico, da parte di un medico del reparto di Castelvetrano (Trapani), Roberto David, passarono solo 48 ore.

Bavetta apprese infatti nella serata del 5 novembre di cinque anni fa che il paziente Andrea Bonafede aveva un adenocarcinoma. Un tumore maligno che poi condusse il capomafia alla morte, avvenuta otto mesi dopo la cattura, il 25 settembre 2023. È sulla consapevolezza dell’identità tra Bonafede, nato nel 1963, e Messina Denaro, che i difensori hanno avuto la meglio sulla Procura, prima col rifiuto del Gip di arrestare Bavetta e poi con il rigetto dell’appello presentato dai pm palermitani, da parte del tribunale del riesame.

I dubbi sul medico di Messina Denaro

L’ombra che rimane è però quella di un favoritismo quasi inspiegabile per un paziente sconosciuto. Soprattutto, se si pensa che lo scandalo dei referti degli istologici in ritardo ha di recente travolto la sanità trapanese. Fra coloro che avevano ricevuto l’esito con un ritardo fatale anche Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo (Trapani) spirata il mese scorso e divenuta un simbolo dopo le sue denunce. Per otto mesi non si era potuta curare perché, proprio all’ospedale di Castelvetrano, il referto per lei era arrivato otto mesi dopo l’intervento chirurgico in cui era stato prelevato il campione di tessuto da esaminare.

Bavetta, secondo i carabinieri del Ros, avrebbe ricevuto mille euro per la visita e la colonscopia. E sarebbe stato particolarmente solerte, in favore del paziente Bonafede. Infatti, avrebbe chiamato anche il primario di Chirurgia dell’ospedale Ajello di Mazara, Giacomo Urso, per caldeggiare altrettanta solerzia nelle visite (l’intervento chirurgico sul latitante fu effettuato a Mazara pochi giorni dopo). Tuttavia i giudici non ritengono certo che l’indagato conoscesse la sua vera identità. 


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