Memorie attuali/ Vito Riviello, poeta amico

Nel 2001 non attraversavo un bel momento. Da Agrigento girovagavo per l’Italia prediligendo Roma. Frequentavo gli incontri con Pierluigi Pirandello, nipote del Premio Nobel, allo storico Caffè Notegen di via del Babbuino. Venni riconosciuto da un pacioso signore, con la faccia grassoccia ma accogliente e tenera come quella di un clown: Vito Riviello, poeta cortese, diceva lui, anzi “comico, senza alcun ritegno”. E recitava a memoria alcune sue poesie …

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Più a sud del sud c’è sud

sud e sud, tanto sud che

ancora a sud non c’è che sud

a perdita d’occhio sud

all’infinito sud,

solo alla fine dei sud,

si fa solo per dire,

c’è l’ultimo sud,

il sud più sud che mai

il sud-sud, il suddissimo,

poi c’è il Sud-Africa.

La sapeva lunga, e rideva, con ironia beffarda. Mi accolse numerose volte, come spesso nella vita mi è capitato di essere accolto da grandi artisti ma con umiltà, uno del sud, di Potenza, dove era nato nel 1933. Se n’è andato il 18 giugno del 2009. Mi ci ero affezionato, anche se non mi facevo sentire ormai da anni. Come al solito, del resto. Ho appreso della sua morte guardando per caso l’ultimo Sanremo. Rocco Papaleo citava “un grande poeta lucano ormai scomparso”, e parlava proprio di lui, di Vito Riviello. Daniela, la moglie catanese, chissà, lo attenderà ancora a casa, fumando, tra una coltre di fumo, libri e quadri d’epoca, all’interno del loro aristocratico appartamento proprio vicino al Notegen. Lydia, la figlia, continuerà ad assecondare il suo talento letterario, sulle orme del padre. Per quanto mi riguarda, un giorno o l’altro andrò a trovarlo al Verano, a leggere l’epitaffio che s’era fatto incidere sulla sua tomba, ancora vivo: “Scusate, sono momentaneamente assente”.

foto tratta da cameraconvista. net

 

 


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