Foto di Roberto Greco

La mappatura sulla mafia in Sicilia. Cracolici: «Tra giovani cresce la voglia di mafiare»

La mappatura della mafia in Sicilia. «A Palermo circola una quantità di armi che ci preoccupa». È questo il primo pensiero del presidente della commissione Antimafia regionale Antonello Cracolici. Che, con queste parole, infatti, ha iniziato la conferenza stampa di oggi pomeriggio in prefettura a Palermo, al termine delle audizioni già calendarizzate per presentare la seconda mappatura sulla criminalità organizzata in Sicilia.

Le armi come status symbol

«Ci sono una serie di indicatori che ci dicono che la situazione sta precipitando – continua Cracolici – Assistiamo a una reiterazione di giovani che escono la sera armati». Il riferimento è soprattutto a quanto accaduto con l’omicidio di Paolo Taormina a Palermo e con il triplice omicidio a Monreale, nel Palermitano. «Le armi stanno diventando uno status symbol – critica il presidente della commissione Antimafia – Come l’ultimo modello di telefonino. In pratica, oggi conti se sei armato». Il presidente Cracolici ha annunciato che la prossima riunione della commissione Antimafia si terrà nel quartiere Zen di Palermo.

«Bisogna dare più luce alla città»

«La strage di Monreale è avvenuta in seguito a una rissa – ricostruisce Cracolici – Stavolta è stato ammazzato un ragazzo che, durante una rissa, stava difendendo il suo posto di lavoro. Quest’elemento ha suscitato una sorta di riprovazione morale nella cittadinanza. C’è stata una reazione diffusa – analizza – da parte di tutti». Tanto che oggi, per i funerali del giovane, la cattedrale di Palermo era gremita.

«Non vogliamo assolvere nessuno o giustificare i silenzi – continua Cracolici – Ognuno deve fare la propria parte. Non vinciamo la battaglia dello Zen mettendo più polizia o carabinieri. Se vogliamo combattere la mafia, bisogna anche dare più luce alla città: ci sono intere zone in cui l’illuminazione pubblica non funziona e una di queste è la scuola dello Zen. Andremo lì – afferma il presidente della commissione Antimafia – a chiedere che ognuno faccia la propria parte, anche dentro il quartiere». 

La voglia di mafiare

Cracolici ha poi evidenziato che «non si placa la voglia di mafiare», una definizione coniata della procuratrice generale della Corte d’Appello di Palermo Lia Sava. Il vero punto poi è che «non si tratta più di mafia che, comunque, non è affatto sconfitta. Ma di mentalità mafiosa che ha contagiato le nuove generazioni». Lo dimostra il fatto che i cognomi dei giovani coinvolti riecheggia spesso tra quelli che hanno dominato le cronache negli anni ‘80 e ‘90. «La cultura mafiosa sta diventando attrattiva per le giovani generazioni. E questo – sottolinea Cracolici – è un tema su cui tutti dobbiamo interrogarci».

Anche a partire da certi comportamenti. «L’uso dei social, l’idea dell’arricchimento facile fanno presa sulle fasce più deboli della popolazione – asserisce Cracolici – La mafia sta cambiando pelle ed è ancora la principale emergenza in Sicilia. Perché incide sulla corruzione, sull’economia, sulla sicurezza. Tutti abbiamo il dovere di fare di più e meglio», esorta. A conclusione della mappatura, il presidente ha ricordato i provvedimenti della commissione. «Abbiamo trasformato in legge il protocollo Liberi di scegliere che allontana i figli dalle famiglie mafiose di provenienza – dice – Abbiamo adottato la prima legge sul crac, siamo stati la prima Regione che ha stanziato risorse proprie per i sistemi di videosorveglianza nei comuni. E abbiamo fatto la prima legge che assicura finanziamenti per le imprese confiscate alla mafia. Sono nuovi strumenti importanti – conclude Cracolici che danno sostegno alla lotta alla mafia».


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