Mafia, consiglieri Pd Corleone contro la sindaca Faraone: «Ricordare vittime senza polemiche»

«Credo che il 23 maggio sia una giornata importantissima e bisogna ricordare le vittime di Mafia e farlo senza polemiche». Alla vigilia delle commemorazioni in ricordo delle vittime delle stragi di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, l’invito ad evitare lo scontro e abbassare i toni è del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone. A innescare le polemiche, stavolta, è il gruppo consiliare e la direzione del Pd di Corleone che, in un nota diffusa stamane, hanno fatto sapere che non parteciperanno alla Giornata della Legalità organizzata dal sindaco di Corleone, Leoluchina Savona, in attesa della decisione della commissione ispettiva del ministero sui pericoli di infiltrazioni mafiose al comune, annunciata proprio a Palermo dal ministro Alfano.

«Piuttosto che organizzare poco credibili teatrini antimafia che ormai non incantano più nessuno – si legge nella nota del gruppo consiliare – il sindaco avrebbe fatto meglio a fare un passo indietro». Faraone – stamane a Palermo per visitare uno dei banchetti in via Principe di Belmonte allestiti dal Partito Democratico in tutta Italia per avviare la raccolta firme per la convocazione del referendum costituzionale – taglia corto non entrando nel merito delle polemiche, ma ribadendo, invece, l’impegno del ministero nella giornata di lunedì dedicata alla memoria che vede coinvolti oltre 50 mila studenti in tutto il Paese: «Saremo come ogni anno in Aula Bunker – prosegue – e faremo diverse iniziative con i bambini perché buona parte della politica antimafia si fa a scuola, costruendo cultura e coscienza civica tra i ragazzi». Il Miur, infatti, è impegnato in prima fila nell’organizzazione della giornata del 23 maggio: «Con le scuole abbiamo previsto diversi appuntamenti: di mattina al Teatro Massimo, poi in Aula Bunker, infine al corteo fin sotto l’albero Falcone, in via Notarbartolo».

Inevitabile un riferimento all’agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, finito pochi giorni fa sotto i colpi di un commando armato mentre era a bordo dell’auto blindata, una Lancia Thema crivellata dalle pallottole. Già in passato Antoci aveva ricevuto minacce e lettere anonime e l’episodio, a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci, pone molti interrogativi, anche a chi continua a ritenere che la mafia sia stata sconfitta da tempo: «La vicenda Antoci ci fa comprendere che non bisogna credere che tutto sia finito. La mafia spara meno ma ha ripreso a farlo e quindi non si può pensare che sia un problema del passato. Sicuramente abbiamo fatto tanti passi in avanti. Al tempo stesso, dobbiamo stare sempre all’erta e costruire un percorso virtuoso proprio partendo dall’impegno nelle scuole».

Ma la battaglia contro la mafia deve essere accompagnata anche da un processo di moralizzazione della politica: «È un fatto scontato – aggiunge – dobbiamo tenere alta la guardia. Il modello di riferimento deve essere il modello Expo: dobbiamo esportarlo anche qui in Sicilia dove abbiamo possibilità di investire e far bene». 


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