I contatti con Napoli, Siracusa, la Calabria e a Malta. Antonino Vasta, negli ultimi anni, sarebbe stato uno dei personaggi più attivi nel traffico di droga all’ombra del clan mafioso etneo dei Cappello. Amico di vecchia data del trapper neomelodico Niko Pandetta, Vasta è uno dei nomi chiave dell’inchiesta Abisso della guardia di finanza etnea. […]
La mafia e la caccia al tesoro in mare per 2mila chili di cocaina: «È un mese che piango»
I contatti con Napoli, Siracusa, la Calabria e a Malta. Antonino Vasta, negli ultimi anni, sarebbe stato uno dei personaggi più attivi nel traffico di droga all’ombra del clan mafioso etneo dei Cappello. Amico di vecchia data del trapper neomelodico Niko Pandetta, Vasta è uno dei nomi chiave dell’inchiesta Abisso della guardia di finanza etnea. Un’indagine in cui il palcoscenico mediatico è stato monopolizzato dai nuovi guai di Pandetta, ma che nasconde diversi aneddoti sulle modalità di importazione della droga a Catania. Che, da diversi anni, è uno dei principali hub per lo stoccaggio di cocaina e marijuana. Con un’organizzazione piramidale – precedente allo spaccio in strada -, ma spesso approssimativa. Tra ritardi nei pagamenti, debiti e sequestri da parte delle forze dell’ordine. Come quello di un carico di quasi 2mila chili di cocaina che doveva essere recuperato in mare, al largo di Catania: una caccia al tesoro della mafia vinta, alla fine, dai finanzieri.
La caccia al tesoro in mare
È marzo 2023 e da Catania parte una vera caccia al tesoro. Obiettivo: recuperare in mare il maxi carico di cocaina. La droga, suddivisa in una settantina di colli galleggianti, legati fra loro con delle reti e un dispositivo luminoso di segnalazione, era stata gettata in mare dopo essere stata caricata lungo le coste della Calabria. Sono giorni frenetici per Vasta e soci: tanto che anche due complici calabresi decidono di alloggiare a Catania per dare una mano nella ricerca. «Noi ce ne andiamo a Capo Mulini, a Siracusa ci sono gli altri ragazzi», spiegava Vasta. Giuseppe Platania, un altro indagato, lo interroga sulla velocità di spostamento del carico di droga in mare e sul suo possibile inabissamento. Ma Vasta lo rassicura: «Mi hanno fatto vedere le fotografie, il video… – replicava – È da stamattina che sto puzzando, tra l’acqua di mare, tutto il sale addosso».
I pescherecci da assoldare e la ricompensa
Ma il mare agitato complica le cose. «Se era calmo – sottolinea il solito Vasta -, con le moto d’acqua ci stavamo un secondo. Ma non puoi uscire». Trovare imbarcazioni disponibili a prendere il largo con quel tempo si rivela complesso. Ognuno si muove con i propri contatti. Platania va nei pressi di piazza Cutelli e viene intercettato mentre cerca un certo Giacomo, «quel ragazzo che se ne va a mare con le barche». Poco dopo, la ricerca di un pescatore assoldabile si sposta in piazza Caduti del Mare, al tondicello della Playa. Qui si cerca tale Salvuccio e Vasta prospetta anche una ricompensa per chi sarebbe arrivato prima al tesoro: il 5 per cento del valore del carico da circa 30 milioni di euro. Somme notevoli che invogliano, però, barche non sempre all’altezza: come un otto metri in cui «entra acqua – spiega lo stesso Vasta -, Lo sai come mi sono bagnato?».
Il maxi sequestro: «È un mese che piango»
La perlustrazione marittima, in quei giorni, tocca tutta la costa orientale, da Taormina a Pachino, ma del carico di cocaina non c’è traccia. Da qui l’idea di coinvolgere nelle ricerche sempre più pescherecci. «Che ci vuole ad agganciarli...», si lamenta Platania. Suggerendo le parole magiche: «Vieni con me che ti do 10mila euro». Alla fine, però, a trovare il carico è la guardia di finanza, che recupera quasi duemila chili di cocaina. Che, se venduti in strada, avrebbero fruttato circa 400 milioni di euro: uno dei sequestri più importanti a livello nazionale. A Vasta e soci, in quei giorni, rimane solo lo sconforto e le nottate insonni. «Trenta milioni di euro avrei guadagnato e adesso è un mese che piango – confidava Vasta -. Solo il Signore sa cosa ho dentro».