Lombardo, nominati i vertici di Italkali, Sicilacque e Italia lavoro

Mentre il mondo politico siciliano discute, il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, agisce. E dà il via a nomine di sottogoverno pesanti come macigni. In un solo colpo, il capo della giunta ha rinnovato i vertici di Italkali, Sicilacque e Italia lavoro. Mentre non è riuscito a venire a capo del ‘caso’ Irfis-Fin-Sicilia perché il futuro presidente di questo ‘carrozzone’ finanziario non si accontenterebbe di 50 mia euro all’anno e ne vorrebbe almeno 300 mila. Ma andiamo con ordine.

La Regione, com’è noto, ha venduto, appena qualche mese fa, il 51 per cento del pacchetto azionario di Italkali ad un gruppo del quale fanno parte imprenditori stranieri e italiani (tra questi ultimi, una quota è andata dal senatore el Pdl, Antonino D’Alì). Si tratta, per la cronaca, di un’importante società che opera in Sicilia dal 1980. Ebbene, a quanto pare d’accordo con i nuovi soci di maggioranza, il presidente Lombardo ha nominato Nino Scimemi presidente dell’Italkali, Scimemi prende il posto dell’avvocato Enrico Basile.

Novità anche a Sicilacque. Si tratta della società privata (della quale la Regione siciliana è azionista d minoranza) alla quale avrebbero dovuto essere conferite tutte le grandi infrastrutture idriche realizzate in Sicilia negli ultimi quarant’anni. Una follia voluta dai passati governi nazionali di Berlusconi e dai governi regionali. Contro la privatizzazione della gestione dell’acqua è in corso, in Italia, una battaglia sociale che è culminata nel referendum del giugno dello scorso anno. Referendum che, sulla carta, avrebbe reintrodotto la gestione pubblica delle acque.

Mentre la situazione in Italia è, bene o male, in movimento, in Sicilia è tutto fermo, visto che la volontà del Governo Lombardo-Pd, al di là delle chiacchiere, è stata e continua ad essere quella di lasciare la gestione delle acque nelle mani nei privati. Tant’è vero che, appena qualche giorno fa, mentre cento sindaci manifestavano a Palermo, proprio di fronte la sede dell’Assemblea regionale siciliana, per chiedere al Governo e a Sala d’Ercole la ‘pubblicizzazione’ dell’acqua, il presidente Lombardo, muto tu e muto io, nominava il nuovo presidente di Sicilacque nella persona di Antonino Tito (area Api di Rutelli).

Fine delle nomine? Ma quando mai! Ecco Italia lavoro, la società che si occupa di promuovere l’imprenditoria in Sicilia. Anche qui, nuova nomina: la poltrona di presidente è stata, infatti, assegnata all’ex parlamentare regionale, Toti Rizzotto.

Quindi Irfis-Fin-Sicilia. Qui Lombardo sta trovando qualche difficoltà perché Confindustria Sicilia ha fatto sapere di non volere politici. Una cosa impossibile, per il presidente della Regione, che non può certo lasciarsi sfuggire una poltrona. E allora perché non si procede con le nomine? A quanto pare, per problemi si vil denaro.

Al nuovo presidente, a quanto si sussurra, dovrebbe essere assicurata un’indennità annua di 300 mila euro all’anno. Solo che per portare l’indennità dagli attuali 50 mila euro l’anno a 300 mila euro l’anno ci vorrebbe una legge che difficilmente l’Ars approverebbe. E che, in ogni caso, dovrebbe passare dal vaglio del commissario dello Stato: che la ‘inchiummerebbe’ (verrebbe bloccata, per i non siciliani). Da qui le difficoltà di Lombardo.

Non solo. La mancata nomina del presidente di Irfis-Fin-Sicilia blocca, a propria volta, la nomina del direttore generale della stessa società: poltrona che è stata già assegnata – per ora solo sulla carta – all’ex dirigente generale del dipartimento regionale del Bilancio, Enzo Emanuele. Infatti, il contratto di Emanuele dovrebbe essere firmato dal presidente di Irfis-Fin-Sicilia che non c’è. Può un presidente che si mette in tasca ‘appena’ 50 mila euro all’anno firmare un contratto a un direttore generale che ne guadagnerà 300 mila? Insomma, ci sarebbe da fare la bile…

Il bello di tutta questa pantomina Irfis-Fin-Sicilia è che questa nuova società, di fatto, è una scatola vuota. Unicredit – che deteneva la proprietà del vecchio Irfis – si è tenuto il ramo d’azienda bancario. Quindi, in questo momento, Irfis-Fin-Sicilia ‘soffia nel vento’. Governo e Ars, in verità, hanno provato a ‘capitalizzare’ Irfis-Fin-Sicilia con 800 milioni di euro di beni immobili regionali. Ma quel ‘monello’ del commissario dello Stato ha impugnato la norma un po’ biricchina.

Si possono spendere 600 mila euro per i compensi dei ‘capi’ di un guscio vuoto? Infatti Enzo Emanuele ha capito ‘a carta malupigghiata’ (l’andazzo delle cose on prprio favorevole a lui, per i non siciliani) e si tiene stretti acque e rifiuti: non si sa mai…

Rimane l’Ircac, l’Istituto regionale per il credito alla coperazione. Il presidente uscente è Antonio Carullo. Che vorrebbe essere riconfermato. ma n corsa c’è anche Elio Sanfilippo, attuale presidente della Lega siciliana per le cooperative.


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