Il cantiere dell’alternativa in Sicilia prova a riaprire i battenti dopo mesi di stasi, ma il dilemma di fondo resta intatto: consultazione popolare ai gazebo o sintesi politica tra le segreterie? Il campo largo progressista è tornato a riunirsi a Palermo, al centro Pio La Torre, su convocazione del segretario regionale del Partito democratico Anthony […]
Campo largo in Sicilia e caos primarie: i leader divisi al vertice di Palermo
Il cantiere dell’alternativa in Sicilia prova a riaprire i battenti dopo mesi di stasi, ma il dilemma di fondo resta intatto: consultazione popolare ai gazebo o sintesi politica tra le segreterie? Il campo largo progressista è tornato a riunirsi a Palermo, al centro Pio La Torre, su convocazione del segretario regionale del Partito democratico Anthony Barbagallo. Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati i vertici locali del Pd, del Movimento 5 stelle, di Alleanza verdi e sinistra, unitamente ai rappresentanti di Controcorrente e Progetto Civico Italia.
Il campo largo progressista
L’obiettivo dichiarato è definire la strategia unitaria per sfidare la maggioranza di centrodestra guidata da Renato Schifani alle prossime elezioni regionali del 2027. Tuttavia, dietro le dichiarazioni di facciata sulla necessità di fare sintesi, affiorano con chiarezza posizioni divergenti. Sui metodi di selezione della leadership, sull’opportunità di ricorrere alle primarie e sull’eventuale allargamento del perimetro della coalizione.
Il nodo del metodo: la posizione del Pd e la difesa del percorso democratico
Per i democratici la via maestra passa attraverso il coinvolgimento diretto dell’elettorato. Il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo ha ribadito come le primarie rappresentino lo strumento naturale per legittimare il candidato presidente di una coalizione plurale e articolata. «Le primarie – sottolinea Barbagallo – sono da sempre una risorsa straordinaria di partecipazione e trasparenza per la nostra comunità. Di fronte a una sfida cruciale come quella del governo della Regione Siciliana, il centrosinistra ha il dovere di spalancare le porte ai cittadini e ascoltare la loro voce. Abbiamo convocato le forze dell’alleanza a Palermo – aggiunge – per avviare una discussione matura ed evitare decisioni calate dall’alto: il nostro impegno è costruire una proposta solida, aperta e condivisa».
Nel partito, d’altra parte, non mancano sfumature interne: c’è chi sollecita tempi certi per evitare che il confronto si trasformi in un logoramento permanente e chi, invece, sottolinea che la scelta dei gazebo debba essere indissolubilmente legata a un programma di governo chiaro, prima ancora che alla scelta delle figure individuali.
M5s: «Prima i contenuti, poi le candidature»
I pentastellati affrontano il tavolo palermitano mantenendo un approccio cauto e focalizzato sulle emergenze economico-sociali dell’Isola. Il coordinatore regionale del M5s Nuccio Di Paola preferisce spostare il baricentro della discussione dalla conta dei voti nei gazebo alla definizione di un profilo unitario di alto profilo politico e programmatico. «Le primarie – sostiene Di Paola – non possono e non devono diventare un fetish o una scorciatoia per coprire la mancanza di un progetto comune. Prima di parlare di chi si candida a guidare la Sicilia, dobbiamo stabilire cosa vogliamo fare per gli ospedali, per le infrastrutture e per il lavoro in questa terra. Il Movimento 5 stelle – continua il coordinatore – è pronto al confronto, ma chiediamo di cercare prioritariamente una sintesi politica forte, un candidato d’impatto e autorevole che unisca davvero tutte le componenti dell’opposizione».
I cinquestelle mettono in guardia dal rischio di trasformare le primarie in una conta fratricida tra correnti e partiti della stessa coalizione, rimarcando l’esigenza di preservare la compattezza del fronte progressista contro un centrodestra numericamente insidioso.
Le spinte civiche e riformiste: il caso La Vardera e l’asse Faraone-De Luca
Il panorama del centrosinistra si complica ulteriormente per le iniziative dei gruppi civici e delle componenti centriste. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, prosegue spedito nel suo cammino e rilancia una tabella di marcia serrata che punta alla definizione dei candidati entro i prossimi mesi, proponendosi come figura di rottura. «Rivendico la consapevolezza che Controcorrente vuole costruire un’alternativa e vuole farlo con Progetto Civico e tutti i componenti del campo largo. Abbiamo – afferma La Vardera – però un problema: il tempo. Non possiamo più aspettare, dobbiamo fare in fretta». E sulle primarie fa zig-zag dichiarando che «abbiamo più volte espresso per primi l’esigenza di scegliere un candidato anche attraverso le primarie. Onestamente, però, siamo andati troppo in là».
Dal canto suo, anche la componente riformista e centrista fa sentire la propria voce. Davide Faraone (Italia Viva) si è pronunciato chiaramente a favore di una soluzione pragmatica indicando che «contro questo centrodestra, il campo largo può perdere solo per un’incapacità manifesta di fare squadra. La nostra posizione è lineare: no ai veti incrociati. Si provi – dice Faraone – prima a trovare un’intesa unitaria su un nome condiviso e di ampio respiro. Se l’intesa non si trova, si ricorra senza paura alle primarie: si candidi chi ha l’ambizione di guidare l’Isola e lasciamo decidere direttamente i cittadini siciliani. È tempo di smettere di studiare come stare insieme e cominciare a farlo sul serio».
Sullo sfondo resta la figura ingombrante di Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord. Che oggi è a Roma. Nonostante i tentativi di dialogo avanzati da settori del centrosinistra, come l’apertura manifestata dall’ex sindaco di Enna Mirello Crisafulli durante i dibattiti dell’area progressista, le riserve reciproche con Avs e la frammentazione interna continuano a rendere incerto il coinvolgimento formale di ScN nell’alleanza.
Il confronto istituzionale e la sfida elettorale verso il 2027
La ripresa dell’attività del campo largo coincide temporaneamente con importanti snodi d’aula all’Assemblea regionale siciliana, dove le forze d’opposizione cercano di dare battaglia sul fronte delle variazioni di bilancio e della manovra finanziaria. Il coordinamento tra le forze progressiste al centro Pio La Torre mira dunque anche a compattare le fila parlamentari a Palazzo dei Normanni per incalzare la giunta regionale. Resta da capire se il campo largo riuscirà a superare la fase delle schermaglie metodologiche per strutturare un’alternativa di governo competitiva. La convergenza sul nome del candidato e sulla formula di selezione rappresenterà il primo vero test sulla maturità politica del centrosinistra in Sicilia. Ma quel momento sembra ancora lontano.