Lo sbarco della Lega all’Ars tra vincitori e sconfitti L’intuizione era di Razza, ma il gol lo segna Miccichè

Certo, di acqua sotto i ponti ne è passata e anche parecchia. Da quando, nell’estate 2018, Gianfranco Miccichè diede pubblicamente dello «stronzo» a Matteo Salvini, sul caso della nave Diciotti, ancorata al porto di Catania per giorni. È passato soltanto un anno e mezzo, sebbene sembri un’era geologica fa

Matteo Salvini era ancora il Ministro dell’Interno del primo governo Conte e Miccichè era il luogotenente di un partito uscito sicuramente rinvigorito dalle regionali di fine ’17. Un altro decennio, un altro mondo, un altro contesto politico. Lo stesso che aveva portato, un anno dopo, il commissario forzista siciliano a ipotizzare la nascita di un nuovo partito, pur di non allearsi col Carroccio. 

Da allora, la musica è cambiata sulle note della sburocratizzazione, alla cui ombra Salvini e Miccichè (o meglio Berlusconi, precisano i bene informati) hanno trovato la chiave per la convivenza sotto lo stesso tetto nell’ottica di future alleanze elettorali. Eppure, nei lunghi mesi in cui il primo inquilino di Sala d’Ercole conduceva la sua personale battaglia contro Salvini, un altro esponente della coalizione di governo nell’Isola, l’assessore alla Salute e braccio destro di Musumeci Ruggero Razza, accarezzava l’idea di un’alleanza organica alla Lega.

Al punto che, quando alla fine dello scorso anno Salvini ha annunciato la nascita di un gruppo parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana, i primi rumors portavano addirittura a una conversione del gruppo di Diventerà Bellissima, che avrebbe affiancato il nome della Lega al proprio. Ma in molti, dalle parti del movimento fondato dal governatore, hanno storto il naso davanti all’indiscrezione: il rischio, troppo alto, per Musumeci sarebbe stato quello di spaccare in due Diventerà Bellissima, quasi in maniera geografica, con la fronda catanese che caldeggiava l’abbraccio alla Lega e quella palermitana decisamente più scettica. 

Le chiavi del «porto aperto» per sbarcare nel parlamento siciliano, alla fine, Salvini le ha trovate a Roma, con Nino Minardo, forzista della prima ora che, nonostante la recente svolta leghista, non ha mai rinnegato il legame con Miccichè. Il resto è cronaca, da Minardo al deputato regionale Orazio Ragusa (i cui rapporti col commissario forzista sarebbero invece più incrinati), che si sarebbe preso l’onere di contattare gli altri deputati che alla fine hanno effettivamente costituito il gruppo all’Ars

Gruppo che, a stretto giro, potrebbe contare su un quinto deputato, il cui nome resta ancora top secret ma che sarebbe particolarmente allettato dalla chiave autonomista con cui si vuole declinare la Lega in Sicilia. Alla fine della fiera, insomma, Musumeci avrebbe scelto il passo indietro, pur di non spaccare i suoi. E Miccichè, da quanto filtra dalle retrovie della Lega, «avrebbe favorito la nascita del nuovo gruppo, sebbene abbia mal digerito la perdita di un deputato dal gruppo». 


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