Legge su massoneria e politica. Il punto su Catania Negli atti tutti dichiarano «la non appartenenza»

Nega di essere un massone salvo poi ammettere di esserlo stato. Il passato del nuovo assessore regionale alla Cultura, il leghista ex Msi Alberto Samonà, ha fatto tornare d’attualità il dibattito sul connubio tra politica e massoneria. Accostamento da sempre ricco di ombre, verità e suggestioni e che in Sicilia, primo caso in Italia, è regolamentato da una legge del 2018 valuta dal presidente della commissione antimafia Claudio Fava. Norma che obbliga gli eletti, entro 45 giorni dal loro insediamento, a depositare una dichiarazione in cui dichiarare l’appartenenza o meno «ad associazioni massoniche o similari». La disposizione non si limita a chi occupa i banchi dell’Assemblea regionale siciliana ma si estende anche ai 390 Comuni dell’isola.

Diversi enti hanno provveduto a rendere pubbliche le dichiarazioni inserendole nei propri siti web. Altri, invece, pur avendo raccolto la documentazione non lo hanno fatto, appellandosi all’ultimo comma dell’articolo 2 della legge. Passaggio che obbliga alla pubblicazione dei nomi di sindaci e consiglieri ma solo per coloro responsabili del «mancato deposito delle dichiarazioni».

A Catania, Comune che ha deciso di non pubblicare i documenti online, per capire chi ha dichiarato o meno di appartenere alla massoneria MeridioNews ha effettuato uno specifico accesso agli atti. Unico modo per avere una panoramica su giunta e consiglieri comunali. Il sindaco Salvo Pogliese ha messo nero su bianco di non essere associato a nessuna loggia massonica, stesso discorso per tutti gli altri assessori. Compreso Fabio Cantarella, leghista come Samonà e, come avvenuto per il nuovo assessore regionale, con un passato da giornalista in una rivista massonica. Hiram, del Grande oriente d’Italia per l’assessore regionale, Rebis, della grande Loggia del Sud del maestro Corrado Labisi – quest’ultimo finito nei guai in un’inchiesta della Dia – per cui Cantarella è stato vicedirettore.

Nel malloppo di documenti sulle affinità con grembiulini, compassi e muratori anche tutti i consiglieri comunali di Palazzo degli elefanti hanno dichiarato di non essere iscritti a nessuna loggia massonica. Tra i più critici alla legge regionale c’è stato il Grande Oriente d’Italia e i partiti di Udc e Fratelli d’Italia. In particolare i deputati regionali Eleonora Lo Curto e Antonio Catalfamo, quest’ultimo a gennaio transitato alla Lega. Entrambi per protesta nei confronti della legge voluta da Fava non hanno mai presentato le loro dichiarazioni. Tra gli aneddoti il fatto che il marito della deputata sia un massone in sonno, cioè un esponente che non partecipa più ai lavori della loggia. Per avere un quadro completo sulla situazione in Sicilia lo scorso anno l’assessorato alle Autonomie locali aveva inviato una circolare ai Comuni. 


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