L’aperitivo/I No Tav e l’eterno Sud senza ‘Tav’

Da siciliano faccio fatica a dare la mia ragione ai NO TAV. So già per certo che questo articolo risulterà equivoco. Ma preferisco correre il rischio. Io faccio fatica a dare ragione ai NO TAV. Non ragione in sé, oggettiva. Ma la mia ragione, quella personale.
Se li guardo sedendomi su un colle nei dintorni di Caltanissetta mi pare tutto così folle. Io da siciliano di trent’anni, sapendo che non esiste un treno che collega Catania e Palermo, mi guarderei bene dal boicottare opere ferroviarie. Qualcuno mi potrebbe rispondere: “Ci distruggono la Valle!”. Al che per sentirmi più idiota mi basterebbe sedermi sul colle di Melilli e osservare… “La Valle?!” Qui ci sono trenta chilometri della Magna Grecia irrimediabilmente distrutti e trent’anni di leucemie infantili che vanno avanti, si moltiplicano, diventano genoma. Esiste un libro dal titolo “C’era una volta Marina di Mellili” che parla di un signore, un certo Salvatore Gurreri, talmente ostinato a preservare quel tratto di costa, che lo trovarono morto incaprettato nel cofano della sua Alfa Romeo.
Certo i viadotti sono brutti. E forse sarà per questo che tutta la tratta autostradale siciliana è stata fatta così. E credetemi. Se vivi in Sicilia, brutto o non brutto, benedici il Signore che almeno esista. Forse la modernità dà fastidio a chi ce l’ha già. O forse la modernità serve dove c’è già. Forse la mia è solo stupida scaramanzia. Forse se sapessi che bloccando la Torino-Lione inizierebbero i lavori dell’Alta velocità tra Napoli e Reggio Calabria ci andrei anche io. Ma così non me la sento. Non me la sento di bloccare la modernità, perché spero che magari, un giorno, chissà, quando il Nord sarà talmente saturo di binari, tangenziali, raccordi e terze corsie, qualcuno si ricordi che la Littorina a gasolio tra Siracusa e Gela non è un lascito dei film in costume di Tornatore, ma di Mussolini.

 


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