L’altro e l’altrove

La professoressa di storia della Musica, in collaborazione con lo studente Riccardo Napoli, ha programmato per giorno 10 febbraio 2005 alle ore 18,30 nell’auditorium dell’ex monastero dei benedettini, una conferenza concerto per il ciclo Portolani: “L’altro e l’altrove, quando l’altro è l’artista: un ipotesi di viaggio tra le alterità musicali”. La conferenza concerto verrà accompagnata dal quartetto d’archi formato da: Fabio Raciti, violino I. Agatino La Colla, violino II. Maurizio Longo, viola. Tiziana Cavaleri, violoncello. Le musiche saranno quelle di: di A. Corelli, F. Schubert, W. A. Mozart, R. Schumann, P. I. Cajkovskij.

Per saperne di più, abbiamo raccolto in anteprima la testimonianza dell’organizzatrice dell’evento, professoressa Emanuela Ersilia Abbadessa:

 “L’idea di questa iniziativa nasce da alcune riflessioni e da alcune coincidenze. Prima di tutto il titolo del ciclo Portolani di quest’anno “L’altro e l’altrove”. Mi sono posta il problema del nostro rapporto con “l’altro” quando l’altro è un artista (un musicista nella fattispecie) che dunque, possedendo un “talento” non comune, ci pone di fronte alla disamina della sua individualità attraverso il messaggio sonoro che, non essendo semantico, di rado rivela a tutti la vera “essenza” dell’autore. Poi è successo che le riflessioni fatte nel corso delle lezioni e del Laboratorio, mi abbiano stimolata ad un’ulteriore ricerca sul genio e, dunque, su un”alterità” che, a volte, diventa una vera e propria patologia che genera un disagio psichico. La “buona occasione” è stata invece rappresentata dalla generosa offerta del quartetto d’archi di Fabio Raciti che voleva “fare” qualcosa insieme a me e che si è reso disponibile a titolo assolutamente gratuito. Su queste premesse ho imbastito una conferenza-concerto dal carattere sostanzialmente divulgativo per trattare la tematica di cui ti ho detto. La conferenza vedrà impegnati, insieme ai membri del quartetto d’archi ed a me, anche un mio studente, Riccardo Napoli. L’idea di coinvolgerlo m’è venuta perché volevo creare un “movimento” timbrico: dunque, io esporrò il testo e a Riccardo il compito di leggerci le testimonianze dei musicisti che tratteremo. Nel frattempo, scorreranno delle diapositive con testi ed immagini che renderanno spero più piacevole quest’ipotesi di viaggio nell’alterità del musicista; la cosa prenderà il via da una sorta di paragone con i “geni sregolati” del mondo delle arti figurative. Il titolo l’ ho tratto dall’incipit del Testamento di Heilingenstadt di Beethoven, una pagina drammatica e molto calzante per il nostro discorso. Nella fattispecie, analizzerò più profondamente i casi di Schubert, Mozart, Schumann, Berlioz e Cajkowskij. Agli altri, ovviamente per non annoiare il pubblico, saranno riservati solo brevi accenni. La cosa non occuperà più di un’ora e mezza circa e credo che potrà anche risultare abbastanza divertente (nonostante le tematiche trattate). “

L’idea di discutere di artisti classici, deriva dalla necessità di smitizzare artisti che spesso vengono snobbati da un pubblico giovane, perché ritenuti lontani dal loro “universo musicale”. Purtroppo spesso si ignora che quei geni di cui tanto sentiamo parlare, erano molto più simili a noi di quanto soltanto potessimo immaginare. Un tentativo di “umanizzazione” del genio in tutte le sfaccettature di una vita quotidiana “normale”. Un idea geniale di conciliare l’aspetto “storico-musicale” con quello “umano”.

Spesso, troppo spesso sentiamo dire che la facoltà non organizza mai nulla di interessante; un occasione in più per smentire queste dicerie.

Per leggere la presentazione dell’evento clicca qui


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