Il Comune di Acireale deve restituire i soldi alla Senesi Tribunale: «Le multe fatte dagli uffici con troppo ritardo»

La cancellazione delle penali in cambio della promessa di una mazzetta di almeno cinquantamila euro con cui finanziare la campagna elettorale per le Regionali. Per questo patto, chiuso tra un incontro al Catania International Airport Hotel e più conversazioni in auto, l’ex sindaco di Aci Catena Ascenzio Maesano e l’imprenditore del settore rifiuti Rodolfo Briganti rischiano una condanna a sei anni. La sentenza del processo Gorgoni dovrebbe arrivare nel giro di una decina di giorni. Con loro, a rispondere di corruzione c’è anche il giornalista Salvo Cutuli, all’epoca dei fatti addetto stampa della Senesi, la società di Briganti che nel 2016 svolgeva la raccolta della spazzatura nella città del limone verdello e che ambiva – così come la Ef Servizi Ecologici di Vincenzo Guglielmino e dietro cui ci sarebbe stato il clan Cappello – al lucroso appalto settennale. Ma il tema delle multe alla Senesi ha interessato di recente le aule dei tribunali non solo per profili penali. In questo caso, a essere coinvolto è stato il Comune di Acireale, che confina con Aci Catena e dove l’impresa di Briganti ha operato tra la fine del 2014 e la primavera del 2016. Quando a guidare la città era l’amministrazione guidata da Roberto Barbagallo.

Il tribunale civile ha infatti condannato l’ente locale a pagare oltre 400mila euro alla Senesi, dopo avere dichiarato decadute le sanzioni comminate per inadempienze nello svolgimento dei servizi previsti dal capitolato d’appalto. Inoltre, considerate le altre cause pendenti, la somma che il Comune potrebbe dover sborsare potrebbe aggirarsi intorno al milione di euro, senza contare gli interessi. All’origine della decisione dei giudici c’è un motivo preciso: gli uffici comunali comminavano le multe con eccessivo ritardo, facendo venire meno i presupposti per fare valere le proprie lamentele sulle carenze nella raccolta dei rifiuti. «Le contestazioni avvenivano sempre con delle note – si legge nella sentenza della quarta sezione civile presieduta dalla giudice Vera Marletta – che venivano comunicate dal Comune alla società a distanza tra sei e otto mesi dal fatto contestato, a seguito delle quali la società presentava, quasi sempre, delle controdeduzioni». Ma i ritardi non finivano qui. «Infine, a distanza di circa un anno dalla comunicazione delle contestazioni, il Comune trasmetteva alla società una determinazione dirigenziale direttamente applicativa delle penali». 

Tali tempistiche sono state ritenute ingiustificabili, al punto che, già nel momento in cui venivano elevate le sanzioni, i dirigenti comunali avrebbero dovuto temere la nullità delle stesse. Nella sentenza, infatti, si sottolinea come il capitolato degli appalti non prevedesse mai indicazioni specifiche sulle modalità da seguire per la contestazione delle inadempienze. Ed è per questo che a fare da riferimento subentra l’articolo 1667 del codice civile che prevede che «il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta». Adesso, per il Comune non resta che intraprendere la strada dell’appello. Nella consapevolezza che una causa simile è stata intentata anche dalla Tekra, la società che si è aggiudicata, nel 2017, l’appalto settennale

A lamentarsi del ritardo con cui erano state fatte le sanzioni a suo tempo era stato già lo stesso Briganti. Nell’estate del 2016, l’imprenditore nativo di Venaria Reale (in provincia di Torino) ne parlò con Maesano nel corso di una conversazione intercettata dagli uomini della Dia. La confidenza arrivava poco dopo la lamentela rivolta all’allora sindaco di Aci Catena per l’operato dei funzionari catenoti. «Te la dico così: adesso mi sembra che siamo arrivati a cinquantamila euro di penali. Se riesci a farmi recuperare, quello che riesci…», chiedeva Briganti a Maesano. Il quale a sua volta domandava: «E come te li restituisco?». La soluzione non tardava ad arrivare: «Deve annullare le sanzioni (il funzionario, ndr)». Per gli inquirenti, dietro la pressione dell’imprenditore ci sarebbe stata non solo una motivazione economica, ma anche la consapevolezza che accumulare penali avrebbe potuto pregiudicare la partecipazione della Senesi a future gare d’appalto. Per questo, secondo la procura, Briganti sarebbe stato disponibile a ricambiare il favore con una mazzetta di pari importo. Nel corso di quel faccia a faccia in auto, il politico catenoto si sarebbe mostrato disponibile: «Partiamo da oggi e strappiamo tutto», assicurava Maesano a Briganti. 

Dal canto suo l’imprenditore, sin dal primo momento, si è difeso sottolineando di non avere cercato corsie preferenziali. «La Senesi contestò formalmente tale condotta dell’amministrazione comunale. Ero molto preoccupato e spaventato circa questa condotta che appariva completamente contraria a qualunque pratica contrattuale e alla legge», si legge in un verbale d’interrogatorio di fine 2017. La difesa di Briganti, che a proposito dell’intervento di mediazione fornito dall’addetto stampa ha detto di non essere a conoscenza di «cosa possa avere detto in colloqui con il sindaco», non ha convinto i magistrati etnei che, proprio nei giorni scorsi, ne hanno chiesto la condanna per corruzione

Nel corso dell’indagine Gorgoni, che non ha toccato Acireale, la questione delle multe erogate da quest’ultimo Comune alla Senesi ha trovato posto in un’informativa della Dia. Agli investigatori, a dicembre del 2016, pochi mesi dopo il subentro della Tekra al posto della Senesi, arrivò una lettera non firmata in cui si sosteneva che l’amministrazione comunale, a un tratto, avesse deciso di mettere un freno alle sanzioni rivolte all’impresa di Briganti. Un’indicazione comunicata a voce. «Da quel momento  ha imposto al personale che verificava i servizi di non elevare più sanzioni», scriveva l’anonimo. Uno spunto investigativo che non è facile dire se abbia avuto un seguito, ma che dopo la sentenza del tribunale civile perde anche di significato: le multe fatte alla Senesi sono carta straccia.


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