Foto di Muschio Ribelle

L’efficace guardiania antincendio in Sicilia: «Solo giubbotti catarifrangenti e taccuini per annotare le targhe»

«Nessun incendio è stato innescato nelle aree presidiate». È un risultato importante e non casuale, quello dei volontari della guardiania anticendio dal basso organizzata dal gruppo Muschio Ribelle in alcune aree a rischio del Trapanese. Un’esperienza nata in occasione delle assemblee popolari alla Funtanazza all’interno della Riserva naturale Bosco d’Alcamo, nell’estate del 2024. «Per la terza stagione consecutiva – dicono soddisfatti gli attivisti – siamo riusciti a proteggere dai roghi i nostri territori». Non solo la riserva. Da quest’anno, infatti, l’iniziativa si è allargata e ha coinvolto anche le zone di San Vito Lo Capo, Castellammare, Fraginesi e Trapani-Erice. «Tutti siti strategici del territorio occidentale siciliano – spiegano -. In alcuni casi siamo abbiamo salvato dalle fiamme aree dove sono stati anche ripetuti i tentativi di innesco in punti di particolare interesse».

L’efficace strategia della guardiania anticendio

«Anno dopo anno – raccontano da Muschio Ribelle – la pratica della guardinia anticendio si è consolidata e ha coinvolto un numero crescente di persone e territori». Quest’anno i volontari sono stati 35 e hanno prestato il loro servizio nelle 12 giornate più critiche dell’estate per un totale di oltre 68 ore di presidio. «La situazione è stata resa ancora più difficile dalle intense ondate di calore. Legate all’innalzamento delle temperature provocate dal continuo surriscaldamento delle temperature globali, che accentuano la siccità e aumentano il rischio di innesco».

Come efficace deterrente ha funzionato la presenza costante e visibile dei volontari «muniti – come sottolineano loro stessi – solo di giubbotti catarifrangenti e taccuini per annotare le targhe dei veicoli di passaggio». In questo modo, nessun incendio è stato innescato nelle aree presidiate e «i principi di roghi nelle aree limitrofe sono stati segnalati immediatamente, permettendo di monitorare e tenere sotto controllo tutti i focolai nelle aree colpite e parzialmente distrutte».

«Più efficace di soluzioni istituzionali»

«Dietro queste ore di vigilanza e di guardiania antincendio – sottolineano da Muschio Ribelle – c’è qualcosa di più di una semplice opera di prevenzione. L’intervento dal basso si rivela sempre più indispensabile per custodire un territorio sano, capace di crescere e di offrire opportunità reali alle comunità». Un’iniziativa che viene portata avanti con dedizione dal gruppo di volontari, nonostante la disponibilità di mezzi sia sempre limitata. «Continuare la formazione non formale, condividere competenze e coinvolgere persone di altri territori è il modo più concreto per far sì che questa esperienza non resti isolata, ma possa allargarsi e rafforzarsi. Anche perché – sostengono gli attivisti – è più efficace di molte soluzioni istituzionali o della sorveglianza tecnologica».

Il nodo del rapporto con le istituzioni

Resta ancora aperta la questione del rapporto con le istituzioni locali. «Rispetto agli anni precedenti – fanno notare gli attivisti – Comune ed ex Provincia hanno iniziato a rispondere alle richieste di interlocuzione. A questo apertura teorica, però – lamentano – non hanno ancora fatto seguito azioni concrete rispetto alle promesse fatte. Anche questa estate, infatti, non è stato messo a disposizione alcuno spazio per supportare l’organizzazione della guardiania antincendio, nonostante le interlocuzioni avviate per l’accesso alla Casa del boscaiolo (di proprietà Comune di Alcamo, ndr) e alla Funtanazza (di proprietà dell’ex Provincia, ndr),».

La privatizzazione della Funtanazza

Tra le questioni rimaste in sospeso c’è soprattutto il processo di privatizzazione della Funtanazza. Che, affermano da Muschio Ribelle, «risulta ancora in fase di aggiudicazione, nonostante le interlocuzioni e gli impegni annunciati dall’amministrazione comunale. Parallelamente, l’iter per l’approvazione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni risulta fermo da oltre un anno e mezzo». A maggio è stato presentato il progetto Monte Bonifato bene comune per fare della Funtanazza un centro di educazione ambientale. «Le istituzioni devono prendersi le proprie responsabilità. L’impegno gratuito di cittadine e cittadini – affermano gli attivisti – non può sostituirle. Gli incendi appiccati al di fuori delle aree presidiate dalla guardiania mostrano che c’è bisogno di una reale collaborazione».


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