Gelo Meloni-Schifani dopo la visita a Niscemi. Il nodo commissario e le tensioni nel centrodestra

Nel lessico della politica il termine gelo è spesso un eufemismo. Ma quanto accaduto nelle ultime ore tra la premier Giorgia Meloni e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani somiglia a una faglia sismica nel cuore del centrodestra. Il palcoscenico della discordia è Niscemi; l’oggetto del contendere è la gestione dell’emergenza siccità; sullo sfondo, il protocollo istituzionale. Nessuna foto di gruppo, nessuna stretta di mano davanti alle telecamere. Mentre Schifani era a Roma per impegni istituzionali, la premier atterrava in Sicilia per una visita lampo dal forte valore simbolico e operativo.

Fin qui la cronaca. Il nodo politico emerge quando si apprende che il padrone di casa non sarebbe stato coinvolto preventivamente nella visita. Il punto di rottura, però, si materializza con la nomina di Fabio Ciciliano, già commissario a Caivano, a commissario straordinario per la ricostruzione nel Comune in provincia di Caltanissetta. Una scelta decisa da Palazzo Chigi che, di fatto, supera la cabina di regia regionale.

I nodi della crisi

L’episodio viene letto come un segnale di sfiducia verso il modello di gestione regionale. La designazione di un tecnico indicato dal governo centrale suona come un commissariamento politico dell’esecutivo siciliano. Un messaggio chiaro: Roma ritiene necessario un intervento diretto per affrontare l’emergenza. Schifani, esponente di Forza Italia, vede così ridimensionata la propria centralità. In un sistema che valorizza l’autonomia regionale, l’assenza del presidente all’arrivo della premier rappresenta un’anomalia dal forte peso simbolico.

La gestione della crisi passa ora nelle mani di Ciciliano, capo del dipartimento nazionale della Protezione civile, ridimensionando di fatto il ruolo anche della struttura regionale guidata da Salvatore Cocina. Non è un mistero che in Sicilia i rapporti tra Fratelli d’Italia e Forza Italia siano tesi. La mossa della premier appare come una prova di forza interna alla coalizione. Il rischio, tuttavia, è la paralisi amministrativa: senza coordinamento tra il commissario straordinario e la macchina regionale, le conseguenze ricadrebbero sui cittadini, già alle prese con i danni lasciati dal ciclone Harry.

I non detti pesano più delle dichiarazioni ufficiali. Schifani mantiene toni istituzionali, ma nei corridoi di Palazzo d’Orléans l’irritazione è evidente. La sensazione è che il cosiddetto modello Caivano – intervento diretto dello Stato in contesti critici – sia stato applicato a un’intera Regione. Accolta dal sindaco Massimiliano Conti, Meloni ha incontrato un gruppo di sfollati al municipio e annunciato fondi per 150 milioni di euro. «Niscemi è il comune più monitorato d’Europa. Prevediamo risorse, tra fondi ordinari e immediati, su tre direttrici: demolizione degli edifici, messa in sicurezza e acquisto di nuovi immobili», ha dichiarato. La premier conferma una linea improntata al decisionismo più che alla diplomazia. Una scelta che, con buona pace degli equilibri regionali, ridefinisce i rapporti di forza nel centrodestra siciliano.


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