Emergono nuovi dettagli sul furto delle opere di Antonello da Messina dal MuMe, il museo regionale di Messina: da una telefonata di una cittadina alla pista della mafia. «Mi trovo nella discesa di viale Annunziata, accanto al museo: ci sono dei quadri per strada». Sarebbe comincia così la chiamata di un cittadino al numero unico […]
Foto di Museo Regionale Messina
Furto al MuMe: dalla chiamata di una cittadina alla pista della mafia
Emergono nuovi dettagli sul furto delle opere di Antonello da Messina dal MuMe, il museo regionale di Messina: da una telefonata di una cittadina alla pista della mafia. «Mi trovo nella discesa di viale Annunziata, accanto al museo: ci sono dei quadri per strada». Sarebbe comincia così la chiamata di un cittadino al numero unico d’emergenza 112. Sul caso indaga intanto la procura di Messina, che fa sapere di non escludere anche il coinvolgimento della criminalità organizzata nel furto.
La chiamata di sabato sera al 112
Nella registrazione della chiamata arrivata sabato sera al 112, la cittadina – residente della zona – sembra aver colto l’importanza del suo ritrovamento. «È come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qua – continuava -. Sono quadri del museo che valgono un sacco di soldi. Secondo me qualcuno li ha lasciati qua in attesa di riprenderli».
Le indagini della procura di Messina
«Ci stiamo chiedendo se su questo colpo ci sia anche il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d’arte“, spiega il procuratore capo di Messina Antonio D’Amato. Non l’unica pista seguita nell’indagine, che sta verificando anche l’eventuale ruolo delle persone all’interno del museo. A partire dai quattro custodi in quel momento in servizio. E al momento in ferie forzate, come reso noto ieri dal presidente della Regione Renato Schifani.
Il ruolo dei custodi in servizio sabato sera
Il personale di vigilanza dovrà spiegare come sia stato possibile non rilevare nulla di anomalo nonostante l’allarme scattato e le immagini registrate dai circuiti di videosorveglianza. Un sistema, come ha ammesso Schifani, non collegato alla sala operativa della polizia, che però non è stata neanche avvisata. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i circa 15 minuti tra il furto e l’allarme dato dalla residente. Che ha avvistato due delle cinque opere portate fuori dal museo e lasciate per strada. S’indaga intanto nel mercato clandestino delle opere d’arte, anche con l’ipotesi di un furto su commissione di un collezionista.