Per una volta sembrano essere tutti d’accordo. Almeno sulle responsabilità terze e sul necessario intervento relativo al furto al MuMe, il museo regionale di Messina. Dopo le richieste di verità da parte dei cittadini, tocca alla opposizioni sottolineare che «il presidente Renato Schifani avrebbe dovuto fare una seria ricognizione del personale da destinare ai nostri […]
Foto di Museo regionale Messina
Furto al MuMe, lo scaricabarile di Schifani: «Scopro oggi l’allarme non collegato alla polizia»
Per una volta sembrano essere tutti d’accordo. Almeno sulle responsabilità terze e sul necessario intervento relativo al furto al MuMe, il museo regionale di Messina. Dopo le richieste di verità da parte dei cittadini, tocca alla opposizioni sottolineare che «il presidente Renato Schifani avrebbe dovuto fare una seria ricognizione del personale da destinare ai nostri siti culturali», scrive in una nota la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino. E, dal canto suo, lo stesso governatore parla al Corriere della Sera di «criticità umana». Aggiungendo: «Non chiedo sconti: a Messina si è aperta una falla e dobbiamo spiegarla». Il museo, intanto, ha riaperto oggi. E dalle indagini emerge come il furgone trovato sulla scena del furto e analizzato ieri non sarebbe collegato ai ladri delle opere di Antonello da Messina trafugate dal museo.
Lo scaricabarile del presidente Schifani
«Abbiamo disposto l’ispezione, collaboriamo con gli investigatori e non proteggeremo chi avesse sbagliato», dice chiaramente il presidente della Regione al quotidiano nazionale. Il quale ammette anche di avere «scoperto oggi che, fin dall’apertura del nuovo museo nel 2017, non è mai stato previsto alcun collegamento diretto con le forze di polizia. Una scelta grave e incomprensibile». Secondo quanto spiegato dal governatore, l’allarme al museo sarebbe scattato come previsto, così come le telecamere di videosorveglianza avrebbero ripreso il furto. Il problema è che quei «segnali» sarebbero stati «non letti o non gestiti», dice Schifani. Spiegando che, da adesso, i quattro custodi del MuMe sono stati posti in ferie d’ufficio, mentre vengono verificati «turni, postazioni, segnali e tempi di reazione».
Non solo il MuMe: la sicurezza nei musei siciliani
«Il problema della sicurezza affligge ben 130 tra musei, gallerie e siti archeologici censiti nella banca dati regionale – prosegue la senatrice Musolino -. Invece di sperperare risorse in operazioni scellerate, bisognava indire concorsi per archeologi, storici dell’arte, custodi, vigilantes e personale tecnico e amministrativo. Qualificando il personale ex Asu già stabilizzato e smettendola di alimentare la macchina clientelare delle assunzioni tramite la società partecipata Sas». Per la senatrice, insomma, l’errore non sarebbe solo di chi nei musei ci lavora: ma di chi li ha messi lì senza una adeguata preparazione. «E di questo disastro ne risponde direttamente Schifani», riassume. Ricordando alcune tappe del settore: dalla Carta del rischio dei Beni Culturali in Sicilia, ferma al 2001, al Manuale dei musei della Regione Sicilia, che comprende i requisiti minimi di sicurezza, non aggiornato dal 2021.