Foto di Marta Silvestre

Da bosco bruciato a bene comune: un centro di educazione ambientale alla Funtanazza di Alcamo

Da bene abbandonato a luogo di comunità, educazione ambientale e protezione del territorio. È questo il futuro tracciato dagli attivisti di Muschio Ribelle per la Funtanazza, all’interno della riserva naturale Bosco d’Alcamo di monte Bonifato, nel Trapanese. «Il nostro progetto – spiegano a MeridioNews – prevede il coinvolgimento della cittadinanza attiva e delle istituzioni per la creazione di un Centro popolare di protezione ed educazione ambientale». Solo l’ultimo passo dei molti che i volontari, in questi anni, hanno compiuto per salvaguardare quel luogo simbolo dell’identità territoriale della comunità alcamese. Funestato, dagli anni Novanta in poi, da devastanti incendi e prolungata incuria.

Il progetto per una gestione condivisa di un bene comune

«La perdita di presidio umano e sociale nelle aree naturali e la scarsità di risorse pubbliche contribuiscono – affermano i volontari di Muschio Ribelle – a creare condizioni favorevoli per attacchi incendiari e degrado». Di contro, però, nel territorio si è consolidata una forte mobilitazione civica per proteggere quei luoghi. Azioni pratiche che hanno permesso di sperimentare una gestione collettiva dello spazio. «Un metodo che ha funzionato e che stiamo provando a istituzionalizzare, facendo ricorso allo strumento giuridico del regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni». Una formale collaborazione tra amministrazione pubblica, organizzazioni della società civile e cittadini per la cura e la gestione condivisa di spazi e beni di interesse collettivo. Gli attivisti hanno organizzato per oggi pomeriggio un incontro (alle 17 al centro congressi Marconi di Alcamo) per presentare il progetto alla cittadinanza.

Dall’occupazione alla guardiania anticendio popolare

Il percorso per arrivare al progetto del Centro popolare alla Funtanazza di Alcamo parte da lontano. «Nasce dall’esperienza maturata sul campo, negli ultimi anni, da una rete di associazioni locali impegnate nella tutela del Monte Bonifato – ripercorrono da Muschio Ribelle -. E nella promozione di pratiche di cittadinanza attiva sulla cura e protezione del territorio in quanto bene comune». Troppo a lungo abbandonato. Dopo una prima occupazione nell’estate del 2024 e il successivo sgombero, gli attivisti hanno dato vita alla guardiania antincendio popolare che ha funzionato. Stoppando «gli incendi su Monte Bonifato che – dicono gli attivisti – hanno rappresentato non solo una grave emergenza ambientale, ma anche il sintomo di una più ampia crisi nel rispetto del rapporto tra comunità, territorio e istituzioni». Nel tentativo di ricucire questo rapporto per tutelare insieme un bene comune, arriva la proposta strutturata di un centro popolare alla Funtanazza di Alcamo.

La doppia difficoltà delle amministrazioni pubbliche

Associazioni, enti del terzo settore, singoli cittadini e cittadine hanno dato vita a una rete territoriale per dialogare e collaborare con le istituzioni. In particolare con il Comune di Alcamo, il libero Consorzio comunale di Trapani, gli operai forestali e gli enti responsabili della gestione della riserva naturale orientata Bosco d’Alcamo. L’immobile della Funtanazza è di proprietà dell’ex provincia di Trapani, che ne occupa solo il piano seminterrato con alcuni uffici. Il resto dell’edificio è inutilizzato. E non curate sono le altre infrastrutture all’interno della riserva: l’area attrezzata per i pic-nic, la casa del boscaiolo, il capanno per il bird-watching e quel che resta del parco avventura. «Questo evidenzia una criticità strutturale – affermano da Muschio Ribelle -. Una doppia difficoltà per le amministrazioni pubbliche: gestire questo spazio con personale proprio e risorse limitate, ma anche affidarlo stabilmente ai privati».

Il Centro popolare di educazione ambientale alla Funtanazza di Alcamo

«L’obiettivo è restituire questo bene alla collettività con un metodo partecipativo e democratico». Chiara la mira, concrete le azioni in programma. Dall’apertura al pubblico di un info-point per «vivere la montagna consapevolmente» alla formazione delle sentinelle del territorio. Poi un presidio per la segnalazione di potenziali inneschi di incendio o alberi caduti o pericolanti. Ma anche attività per la tutela dell’area attrezzata e la cura del parco giochi. «Il Centro popolare della Funtanazza di Alcamo – aggiungono gli attivisti – sarebbe un punto di riferimento per viaggiatori, a favore di un turismo lento e destagionalizzato. Ma anche un luogo della comunità dove organizzare cineforum, gruppi di lettura, passeggiate guidate nel bosco, pranzi e cene solidali antispreco. Con anche – concludono da Muschio Ribellespazi aperti e disponibili per una biblioteca popolare, un’aula studio, delle aree per laboratori e perfino degli atelier per artisti e artigiani».



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