Fiat Termini, la soluzione c’è

Ieri ha chiuso i battenti lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Un finale già scritto da due anni. Trascorsi tra riunioni a Roma, a Palermo e a Termini Imerese. Tra l’annuncio di programmi faraonici di rilancio rimasti sulla carta. Tra promesse non mantenute. E chiacchiere di tutti i generi e di tutte le specie. Eppure una soluzione, semplice, c’è: trasferire i mille e 200 operai rimasti senza lavoro nelle società a partecipazione regionale.

La nostra non è una battuta, ma una proposta seria. Che parte da un dato di fatto oggettivo, che è sotto gli occhi di tutti. Da due anni, come abbiamo già detto, si discute inutilmente di come rilanciare l’area industriale di Termini Imerese. Contemporaneamente, proprio negli ultimi due anni, nelle società a partecipazione regionale hanno trovato posto, con incarichi e contratti vari, circa 2 mila persone.

Certo, in molti casi non si tratta di contratti a tempo indeterminato, ma di consulenze e di incarichi a tempo determinato. Ma l’esprienza insegna – ed è un’esperienza che comincia tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 del secolo scorso con la celebre legge ‘285’ – che chi mette piede, a vario titolo, nell’amministrazione regionale, lì rimane. A vita. Certo, si può restare precari per tre, cinque, dieci anni. Poi, però, puntuale come una reazione chimica, arriva la stabilizzazione. C’è qualcuno che può negare questo?

Abbiamo detto che, negli ultimi due anni, nelle società a partecipazione regionale hanno trovato posto, con contratti vari, circa 2 mila persone. Tutti questi soggetti che sono riusciti o a farsi assumere o ad acchiappare una consulenza o un qualunque contratto non hanno raggiunto tale obiettivo in forza di un’evidenza pubblica ma – molto più semplicemente – con un evidenza ‘politica’: cioè per raccomandazione.

Non solo. Se molti dei ‘fortunati’ che negli ultimi due anni hanno messo piede nelle società a partecipazione regionale non sono ancora, come dire?, in una botte di ferro, quelli che sono arrivati prima di loro – cioè quelli assunti, sempre per chiamata diretta da parte della politica dal 2002 fino al 2008 – sono ormai sistemati a vita. Quanti sono? C’è chi dice 5 mila. Anche se nell’aprile scorso l’onorevole Cateno De Luca ha detto che gli assunti in queste società sono 10 mila. Cifra che nessuno ha smentito.

Se la politica siciliana ha ‘sistemato’ 12 mila persone per chiamata diretta, perché non dovrebbe risolvere i problemi di mille e 200 operai di Termini Imerese rimasti senza lavoro? E non ci vengano a dire che non ci sono i soldi. Se le risorse finanziarie, negli ultimi due anni, sono state trovate, bene o male, per due mila persone, ebbene, non dovrebbe essere difficile reperire altri soldi per una causa giusta.

Certo, per un operaio che aveva un posto di lavoro sicuro finire per tre o cinque anni nel ‘girone’ del precariato della Regione siciliana non sarà il massimo. Ma è sempre meglio che finire in cassa integrazione e in mobilità con la prospettiva, tra qualche anno, di ritrovarsi in mezzo alla strada.

 

 

 

 

 


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