Foto di Dario De Luca

Catania, l’appello del nuovo capo della Squadra mobile: «Cittadini aiutateci con le segnalazioni»

«Una città complessa in cui la devianza giovanile è un fenomeno da controllare, con emulazioni che puntano verso l’alto e che possono sfociare in atti cruenti». Sono le prima parole di Emanuele Fattori durante la presentazione come nuovo dirigente della Squadra mobile della polizia di Catania. Originario di Rieti, nel Lazio, Fattori, 52 anni laureato in Giurisprudenza all’università di Camerino, viene dalla Squadra mobile di Cagliari (in Sardegna). Prima ancora ha lavorato a Trapani e Benevento, in Campania. Nel suo passato anche il lavoro nel reparto operativo della stazione Termini, a Roma, e alle questure di Milano e Firenze. Fattori prende il posto di Alessandro Sfameni. «L’obiettivo – spiega durante l’incontro con la stampa – è continuare sulla strada fatta fino a questo momento. Qui abbiamo una struttura coesa che riesce a esprimere un livello eccellente».

«Sono particolarmente felice di essere approdato a Catania, che è una realtà impegnativa ma interessante sotto il profilo investigativo. Spero di avere un buon rapporto con la stampa, che è fondamentale nell’interesse dei cittadini. Facciamo tanta attività sul territorio – aggiunge – e fare conoscere i nostri sacrifici è importante. Noi ci occupiamo di un settore molto delicato, cercando di dare risposte nel breve e lungo periodo. L’interesse della Squadra mobile è quello di dare risposte immediate, certe e forti anche nei confronti dei fenomeni di microcriminalità». Fattori si sofferma anche sul rapporto con la cittadinanza: «Ci sarà il massimo impegno da parte mia e dei miei collaboratori. Auspichiamo un feedback anche dalle persone, in particolare tramite l’app YouPol, che permette le segnalazioni in forma anonima. Spesso questo ci permette di conoscere realtà – sottolinea – che rischiano di rimanere nascoste».

Tra le priorità, come accennato, c’è la devianza giovanile. Settore che, da decenni, segna per Catania quella che non può essere più considerata un’emergenza, anche a livello nazionale. «Ci troviamo davanti a dei soggetti giovani che hanno fatto un’evoluzione troppo dinamica che sfugge anche alla criminalità organizzata – spiega – Questo è un allarme da attenzionare. Esistono i fenomeni classici, dagli stupefacenti alle rapine ai reati informatici, ma emerge questa tendenza alla devianza giovanile che cerca di emulare determinati fenomeni, che possono arrivare a fatti di natura cruenta».


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