Danni alle postazioni dei poliziotti penitenziari, all’impianto di sorveglianza e alle celle. Inagibile il terzo piano dell’edificio e una parte del piano terra. È il bilancio della protesta di circa 120 detenuti nel carcere di Enna. Durata quasi un intero giorno, ma senza feriti. Il caso, secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria Consipe, […]
Enna, danni al carcere per la protesta di 120 detenuti: la rivolta diventa un caso nazionale
Danni alle postazioni dei poliziotti penitenziari, all’impianto di sorveglianza e alle celle. Inagibile il terzo piano dell’edificio e una parte del piano terra. È il bilancio della protesta di circa 120 detenuti nel carcere di Enna. Durata quasi un intero giorno, ma senza feriti. Il caso, secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria Consipe, nascerebbe dal guasto dell’impianto elettrico e telefonico a causa di un fulmine, qualche giorno fa. Con il risultato di aumentare i disagi dei detenuti: rimasti senza possibilità di chiamare i parenti e senza acqua calda. Alcuni, appartenenti al reparto del cosiddetto vecchio carcere, nonostante la risoluzione del problema, oggi avrebbero deciso di opporsi al rientro in cella, dando inizio ai disordini.
La ricostruzione del sindacato
«L’amministrazione del carcere pare voglia iniziate dei lavori di ristrutturazione di quel reparto, con un finanziamento ricevuto», spiega Francesco Davide Scaduto, vicepresidente Consipe. Sottolineando, però, come la scelta di aprire il cantiere senza spostare i detenuti altrove, comporterebbe ritardi e ulteriori tensioni. «In un carcere in cui il tasso di sovraffollamento dei ristretti ha superato il limite di tolleranza – aggiunge -. Carente di risorse umane in tutti i ruoli e qualifiche, con persone che ogni giorno svolgono turni di 12 ore». In un rapporto che vedrebbe, per ogni turno, 6 o 7 agenti e 200 detenuti.
La versione del sottosegretario alla Giustizia
«Il motivo dei disordini, iniziati alle 11, è stata l’intercettazione di quattro pacchi lanciati dall’esterno e contenenti materiale illecito diretto ai detenuti – ricostruisce la vicenda il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni -. L’impianto telefonico ha sempre funzionato». Dando anche la notizia che, nel tardo pomeriggio, tutti i detenuti sono stati riportati nelle celle e sono stati effettuati perquisizioni e arresti dei promotori dei disordini. Individuati in otto detenuti, che saranno trasferiti in altre carceri. Per sedare la rivolta è stato necessario l’arrivo da Catania del Gruppo di intervento operativo, reparto speciale della polizia penitenziaria.
L’interrogazione del M5s
«Le notizie che giungono dal carcere di Enna dimostrano ancora una volta le difficili situazioni carcerarie nelle quali anche la polizia penitenziaria è costretta a lavorare. Per questo ho predisposto una interrogazione al ministro della Giustizia – così interviene la deputata nazionale del Movimento 5 stelle Daniela Morfino -. C’è bisogno di azioni immediate per un sistema che ha falle di ogni tipo e non di continui slogan come quelli di Nordio e Meloni».