«Dovevo sostituire una cinquantacinquenne con un figlio invalido. Ho rifiutato». Seduti a un tavolo, due amici, si raccontano una storia di ogni giorno, sulle difficoltà a trovare lavoro, sulle opportunità. E nella quale essere giovani e disoccupati, a volte, significa fare i conti anche con gli altri, mettendo da parte i problemi personali. Con un perenne senso di sconfitta dentro. Riprendiamo il dialogo dal blog Sei cose. Lo spread sì, ma anche le rose, di Daniele Zito