La Regione Siciliana non effettuò le manutenzioni e, per questo, dovrà risarcire le aziende agricole in provincia di Caltanissetta e Ragusa per i danni del ciclone Helios di tre anni fa. In particolare le mancanze della Regione riguarderebbero la manutenzione dei corsi d’acqua e dei sistemi di canalizzazione nelle aree rurali di Gela (Caltanissetta) e […]
Ciclone Helios: Regione condannata a risarcire le aziende danneggiate
La Regione Siciliana non effettuò le manutenzioni e, per questo, dovrà risarcire le aziende agricole in provincia di Caltanissetta e Ragusa per i danni del ciclone Helios di tre anni fa. In particolare le mancanze della Regione riguarderebbero la manutenzione dei corsi d’acqua e dei sistemi di canalizzazione nelle aree rurali di Gela (Caltanissetta) e della zona di Acate-Macconi (Ragusa). In questo modo, avrebbe favorito i danni pesanti subiti da una sessantina di aziende agricole di quel territorio, nei giorni del ciclone Helios.
I risarcimenti della Regione alle aziende per il ciclone Helios
La Regione ha dovuto risarcire per intero le aziende, colpite dall’esondazione dei fiumi Dirillo e Ficuzza e dei rispettivi affluenti. Lo hanno stabilito i giudici del tribunale di Palermo che hanno prima riconosciuto il diritto al risarcimento per gli imprenditori colpiti e poi autorizzato il pagamento integrale a carico della Regione. Accogliendo in pieno le azioni avanzate dagli operatori agricoli gelesi, di Niscemi e della zona di Acate-Macconi (nel Ragusano) assistiti dagli avvocati Luigi Cinquerrui e Rochelio Pizzardi.
Tutte le aziende hanno ricevuto i risarcimenti economici stabiliti in sede giudiziaria. «In entrambi i giudizi, nei quali ho assistito le aziende agricole danneggiate – dice l’avvocato Cinquerrui – il tribunale di Palermo per poter affermare la responsabilità della Regione Siciliana ha accertato che le piogge del febbraio del 2023, sebbene protrattesi per alcuni giorni, non ebbero il carattere dell’eccezionalità. E, pertanto, la responsabilità piena ed esclusiva dell’esondazione dei fiumi è stata dal tribunale, confortato dal collegio dei consulenti tecnici di ufficio, attribuita allo stato di abbandono dei fiumi che presentavano sezioni idrauliche insufficienti, invase da vegetazione spontanea che ne riduceva la capacità di deflusso delle acque».