Comune di Palermo, il caso di Rosi Pennino: da vittima del rimpasto al ruolo alla Città metropolitana

Un punto di osservazione privilegiato. Per decifrare le dinamiche di potere e gli equilibri nell’amministrazione di Palermo sotto la guida del sindaco Roberto Lagalla. È l’evoluzione della carriera politica e amministrativa di Rosalia Pennino, nota come Rosi Pennino: passata da assessora al Comune di Palermo in quota Forza Italia a un ruolo tecnico di alta direzione nella Città metropolitana. Non una declassazione, ma una manovra strategica di riorganizzazione interna alla maggioranza di governo del capoluogo.

Il sacrificio di partito di Rosi Pennino

In principio fu la nomina all’assessorato ai Servizi sociali e Politiche di genere nella giunta Lagalla, in rappresentanza delle quote di Forza Italia. Dopo, è arrivata la revoca dell’incarico: nessuna inefficienza amministrativa accertata, ma piuttosto una crisi di equilibrio politico interna al partito degli Azzurri. Il sindaco Lagalla inizialmente, resiste. Arrivando a chiedere formalmente al partito una «richiesta scritta per effettuare il cambio». Ma, alla fine, accetta di revocare l’incarico. Nominando Mimma Calabrò al posto di Pennino, in quello che i resoconti definiscono un «cambio interno a Forza Italia». Richiesto dalla leadership regionale del partito, guidata dal presidente della Regione Renato Schifani.

Il significato politico del nuovo incarico

Ma la transizione forzata di Rosi Pennino dall’esecutivo comunale di Palermo non si è risolta in un’uscita di scena. Ma è culminata in un paracadute tecnico, abilmente orchestrato dal sindaco. Nominandola capo della Segreteria tecnica della Città Metropolitana, Lagalla non solo ha ricompensato la lealtà politica dell’ex assessora. Ma ha anche gestito in modo efficace le variazioni algebriche del Consiglio e della sua stessa coalizione. Questo meccanismo permette al primo cittadino di consolidare la propria leadership personale, sottraendo risorse umane competenti al controllo diretto dei partiti tradizionali e rafforzando l’apparato fiduciario metropolitano. L’immediata adesione di Pennino al gruppo civico Lavoriamo per Palermo – Lagalla Sindaco è la dimostrazione palese di questa nuova geometria del potere.

Lavoriamo per Palermo: il progetto di consenso personale per Lagalla

Una mossa cruciale nel panorama politico palermitano. Lavoriamo per Palermo, infatti, non è un partito tradizionale, ma piuttosto un collettore di consenso personale attorno a Lagalla. Per dare stabilità e una base autonoma al sindaco, al riparo dalle perenni tensioni tra i partiti nazionali. Un gruppo civico che viene rafforzato dal recupero di Pennino, con il suo solido bagaglio sindacale e amministrativo. In questo contesto, l’adesione a Lavoriamo per Palermo può essere interpretata come la contropartita politica fondamentale per l’incarico tecnico successivo. Una mossa di recupero abile, da parte di Lagalla, convinto del principio di garanzia generale. Senza dover star dietro a ogni cambio di schieramento in Consiglio. Un riciclo fiduciario utile anche a stabilizzare le maggioranze fragili.




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