Il centrodestra in Sicilia? Una coalizione in stato di decomposizione. È questa la fotografia attuale della maggioranza del governo regionale. Le dichiarazioni dei diversi protagonisti tracciano il quadro di un’alleanza logorata da guai politici, faide di potere e inchieste. Su cui imperversa la definizione di «ex coalizione» di Raffaele Lombardo, leader del Movimento per le […]
Centrodestra siciliano, l’autopsia di una coalizione: Schifani capro espiatorio della crisi
Il centrodestra in Sicilia? Una coalizione in stato di decomposizione. È questa la fotografia attuale della maggioranza del governo regionale. Le dichiarazioni dei diversi protagonisti tracciano il quadro di un’alleanza logorata da guai politici, faide di potere e inchieste. Su cui imperversa la definizione di «ex coalizione» di Raffaele Lombardo, leader del Movimento per le autonomie, che in pratica ne dispone l’autopsia. I cosiddetti alleati puntano il dito contro il presidente, Renato Schifani, accusato di essere una guida debole.
Il centrodestra tra attacchi e frecciate
L’attacco si manifesta in dettagli quotidiani. Il Mpa sfida l’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, esponente della Lega. Il forzista Nicola D’Agostino accusa Schifani di essersi preso i meriti per la proroga alla Cardiochirurgia di Taormina, escludendo la commissione Salute dell’Ars. Quello che emerge è un clima di guerra continua, in cui i partiti della maggioranza sono più concentrati a posizionarsi in vista delle future elezioni regionali che a governare il presente.
Lo stesso Luca Sbardella, coordinatore di Fratelli d’Italia in Sicilia, scaglia frecciate contro gli alleati, accusandoli di egoismo e di puntare più al radicamento dei propri partiti che alla vittoria elettorale. Più grave ancora, emerge la riscoperta della questione morale. Il commissario di Forza Italia, Nino Minardo, ammette che «i siciliani siano stanchi degli scandali, del malcostume politico e di pretese degne di signorotti medievali». Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, invoca una «sana e onesta intransigenza». E implicitamente si candida per guidare la coalizione alla prossima tornata.
Le elezioni del 2022: una vittoria con le fondamenta costruite sulla sabbia
Per comprendere la crisi, bisogna tornare al momento della vittoria. A quel 25 settembre 2022 quando il centrodestra, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e liste civiche, vinse le elezioni regionali con Schifani leader maximo, che ottenne il 42 per cento dei voti, superando nettamente gli sfidanti Caterina Chinnici, Nuccio Di Paola, Cateno De Luca e Gaetano Armao.
Tuttavia, quella vittoria era stata decretata da un elettorato segnato da una profonda disaffezione. L’astensionismo raggiunse livelli record: alle urne si recò meno di un elettore su due, appena il 49 per cento. Inoltre, i partiti del centrodestra avevano già mostrato difficoltà a trovare un accordo, con alleanze considerate sicure, poi saltate e soprattutto avevano ghigliottinato Nello Musumeci, presidente in quota FdI uscente. La vittoria, per quanto netta, poggiava su fondamenta instabili: un’alleanza costruita più per convenienza che per condivisione di un progetto, e un elettorato che votava per delega, ma che era già profondamente sfiduciato.
La scena del crimine e il nodo scandali giudiziari
Oggi, dopo poco meno di quattro anni di governo, la frammentazione è diventata endemica. L’accusa a Schifani di non aver saputo fare da leader, di essere stato un re nudo, come dice il deputato Gallo Romano, è ricorrente. La coalizione, già ideologicamente composita, si è sfaldata in una miriade di correnti e personalismi, dove ogni leader guardava al proprio orticello. Il risultato è stato un governo paralizzato, incapace di reagire con prontezza. La seconda causa, forse la più devastante, è rappresentata dal susseguirsi di scandali giudiziari.
Le inchieste giudiziarie che si sono succedute in questi anni sono state un’epidemia che ha colpito il centrodestra. L’ex governatore Nello Musumeci e lo stesso Schifani sono finiti nel mirino dei magistrati per la vicenda della frana a Niscemi. Personaggi come Totò Cuffaro, leader della Democrazia Cristiana, e Saverio Romano sono stati coinvolti in un’inchieste per corruzione e appalti. Ci sono poi i casi che riguardano il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e l’assessora allo Sport e Turismo Elvira Amata, quest’ultima lasciata al proprio posto nonostante il fardello del rinvio a giudizio. Ultima grana in ordine di tempo quella che riguarda l’ente regionale di formazione Cefpas e le presunte ingerenze del deputato di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto.
L’opposizione ha più volte parlato di un vero e proprio comitato d’affari e chiesto, in diverse occasioni, la testa di Schifani anche attraverso una mozione di sfiducia. Ma non è stato sufficenete. L’insieme tra inefficienza e scandali ha alimentato un profondo senso di sfiducia. I cittadini, già provati dall’astensionismo del 2022, hanno assistito a uno spettacolo poco edificante. Che ha generato una sorta di ritrosia dei leader nazionali a confrontarsi con le dinamiche tossiche dell’isola, atterriti dalle inchieste e dalle guerre tra bande.
Dalla scena del crimine alla asettica sala del medico legale
L’autopsia, dunque, rivela una causa di morte multipla. Le responsabilità sono diffuse: una leadership insufficiente, partiti egoisti, una questione morale irrisolta e un elettorato che, di fronte a questo scenario, ha voltato le spalle. Per il futuro, la strada è in salita. E nessuno sembra essere attrezzato per l’arrampicata necessaria. Le elezioni regionali del 2027 si avvicinano e la coalizione appare oggi più frammentata che mai. La vera incognita non è solo chi governerà, ma se l’attuale sistema partitico, logorato da scandali e personalismi, sarà in grado di rigenerarsi o se assisteremo a un ulteriore, e forse letale, crollo di fiducia. La ex coalizione”di oggi è il monito che nessuna vittoria è per sempre e che la politica, per sopravvivere, ha bisogno di molto più che di un’alleanza elettorale. Soprattutto oggi, giorno in cui Schifani è diventato il capro espiatorio della disfatta.