La vittoria di Michele Sodano al ballottaggio delle elezioni amministrative di Agrigento non è un semplice cambio della guardia a palazzo dei Giganti. Rappresenta un vero e proprio sisma geopolitico per la politica regionale siciliana. L’exploit di ControCorrente scardina le liturgie del notabilato locale. Tuttavia, è necessario scindere l’entusiasmo della piazza dalla realtà dei numeri […]
Foto pagina Facebook Ismaele La Vardera
Agrigento e il caso Sodano: anatomia di un voto che cambia gli equilibri
La vittoria di Michele Sodano al ballottaggio delle elezioni amministrative di Agrigento non è un semplice cambio della guardia a palazzo dei Giganti. Rappresenta un vero e proprio sisma geopolitico per la politica regionale siciliana. L’exploit di ControCorrente scardina le liturgie del notabilato locale. Tuttavia, è necessario scindere l’entusiasmo della piazza dalla realtà dei numeri e dei flussi per capire se siamo di fronte a un fuoco di paglia o all’alba di una nuova forza strutturale.
L’anatomia del voto ad Agrigento: perché ha vinto Sodano?
La vittoria di Sodano, arrivata con un netto margine al ballottaggio contro Dino Alonge (il candidato di un centrodestra teoricamente corazzato da Forza Italia, Fratelli d’Italia e MpA), è figlia di una tempesta perfetta. I fattori chiave sono stati tre. Innanzitutto il cannibalismo del centrodestra: al primo turno, le divisioni interne alla maggioranza che sostiene Renato Schifani a Palermo sono esplose. La corsa solitaria di Lega e DC con Luigi Gentile ha frammentato il bacino naturale del centrodestra.
In secondo luogo l’arma del voto disgiunto. Il 39 per cento sfiorato da Sodano al primo turno è stato amplificato da un voto disgiunto massiccio. Molti elettori, pur votando i consiglieri delle liste di centrodestra, hanno sbarrato il nome di Sodano come sindaco. A Tutto ciò si aggiunge il fattore Capitale della Cultura e il dissenso idrico perché Agrigento sta vivendo un paradosso drammatico. La spinta d’immagine del riconoscimento a livello nazionale si è scontrata con una crisi idrica strutturale e con disservizi ormai storici. Sodano ha incanalato questa rabbia, trasformandola in una ribellione etica contro i vecchi partiti.
ControCorrente come il Movimento 5 Stelle della prima ora?
Le analogie tra la nascita di ControCorrente e il primo Movimento 5 Stelle guidato politicamente da Grillo e Casaleggio sono evidenti, quasi testuali, pur con variazioni di scala. Ci sono alcuni elementi che le tracciano. Se il M5S nasceva dalle piazze e dal blog di un comico, ControCorrente nasce dal microfono d’assalto di Ismaele La Vardera. Il format delle Iene, lo scandalismo investigativo, il ritmo serrato, la telecamera in faccia al potente, si è trasformato direttamente in metodo di propaganda politica. Come il M5S non era né di destra né di sinistra, ControCorrente ad Agrigento ha aggregato il campo largo ma mantenendo l’egemonia del brand civico.
La retorica M5S si basava sul mandiamoli tutti a casa; quella di ControCorrente si concentra sul concetto di «restanza» (lottare per non emigrare), un tema emotivamente potente in una Sicilia desertificata demograficamente. Sodano (che del M5S è un ex deputato espulso nel 2021) incarna la figura del giovane professionista formato alla Bocconi e all’ONU, che torna nella sua terra presentandosi come incontaminato rispetto alle vecchie logiche clientelari.
Il piglio populista e lo scandalismo come cifra stilistica
La forza elettorale di ControCorrente risiede in una precisa tecnica comunicativa: lo scandalismo pedagogico. Non si tratta del populismo rozzo dei primi anni Duemila, ma di una narrazione spettacolarizzata della cattiva amministrazione. La Vardera e Sodano utilizzano i social network non per fare comunicati stampa, ma per produrre mini documentari. La buca stradale, il tubo dell’acqua che perde, la delibera clientelare non vengono semplicemente denunciati: diventano il palcoscenico di un’epica contrapposizione tra il popolo tradito e il palazzo parassitario. Questa cifra stilistica è formidabile per vincere le elezioni cavalcando il risentimento, ma presenta un conto salatissimo quando si passa alla gestione della cosa pubblica.
Il contesto europeo: cicli di vita dei movimenti anti-establishment
L’exploit di Agrigento non è un’anomalia esclusivamente siciliana, ma si inserisce pienamente nelle dinamiche del populismo regionale e municipale europeo. Realtà simili hanno già mostrato rotte e destini precisi. Potremmo iniziare da Zarez! (Zagabria Nostra), un movimento basato sull’attivismo verde e civico contro la corruzione del sindaco storico Bandić che si è sviluppato in Croazia. O da Podemos nella sua parabola municipalista che si è sviluppato in Spagna. Il suo fattore di successo si basò sulle piattaforme civiche (Ahora Madrid, Comú). L’esito fu la conquista delle grandi città nel 2015.
Oltre il caso fortuito: le possibilità di sopravvivenza di ControCorrente
Può ControCorrente trasformarsi da fenomeno agrigentino a fattore politico regionale in vista delle prossime elezioni regionali siciliane? La vittoria di Sodano non è del tutto un caso fortuito, in quanto poggia su un reale deserto di rappresentanza dei partiti tradizionali. Ma per andare oltre il “contesto disperato” di Agrigento, il movimento deve superare tre fragilità strutturali e la prima è la sindrome del leader unico. Attualmente ControCorrente è identificata interamente con l’iperattivismo di La Vardera all’ARS e la freschezza di Sodano ad Agrigento. Se il movimento non saprà strutturare una classe dirigente diffusa nei territori (specie nelle province di Catania e Messina), rimarrà un club elettorale legato a singoli exploit personali.