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Verso la riapertura la casa dello Scirocco di Carlentini
La storia del sito da luogo del peccato ad agriturismo

La struttura fu fondata nel 1707, poi interrata e infine riscoperta. Ma quello in cui sorge è una zona a elevatissimo interesse archeologico. Due studiosi spiegano a MeridioNews i motivi di questa ricchezza

Danilo Daquino

Foto di: fabrizio marzano

Foto di: fabrizio marzano

Un sito che presto diventerà un agriturismo, gestito da una coppia di lentinesi, ma che nasconde una storia ancora da scoprire. Questo è la casa dello Scirocco di Calentini che a breve verrà inaugurata, dopo anni di abbandono, dai nuovi gestori, Giuseppe Motta e Stefania Natalia Brancato.

Fondata nel 1707 dal barone Fuccio Corbino, da molti è conosciuta come una costruzione di epoca romana. In realtà però, secondo diversi studiosi, le cose stanno diversamente. «Non ho mai visto elementi romani in quel sito - spiega a MeridioNews l'archeologo Francesco Valenti – né d'altra parte esistono pubblicazioni scientifiche in merito». Nemmeno Giorgio Franco, esperto del patrimonio culturale e presidente dell’associazione Italia nostra Lentini, sa dire nulla a riguardo. «Oggi non è facile distinguere ciò che è stato manomesso da quel che è stato tutelato», commenta. 

La dimora nacque, ricorda Franco, «come residenza estiva seppure con destinazione d'uso di garconiére e, probabilmente per questo utilizzo, ritenuta casa del peccato; poi, nella prima metà dell'ottocento, venne abbandonata e interrata». Che la zona sia ricca di storia però è certo. «La terrazza soprastante la casa nascondeva una necropoli greca del IV secolo a.C che tra il 1974 e il 1979 venne devastata da diversi scavi clandestini», aggiunge Valenti, sottolineando che dei ritrovamenti non si sa molto, «anche se non è da escludere che il mercato clandestino di opere d’arte abbia attinto a piene mani». Tesi avallata anche dal fatto che il fondo è stato sottoposto a vincolo archeologico soltanto nel 1987. L’anno successivo, il sito diventa ufficialmente casa dello Scirocco per volere della baronessa Maria La Rocca di San Silvestro, che quando la riportò alla luce volle chiamarla così per la caratteristica poco comune di conservare un’aria fresca anche in presenza del vento di scirocco. 

La struttura si trova in contrada Piscitello, in territorio di Carlentini nord ma a ridosso di Lentini: un’area che per Giorgio Franco «è da intendersi come una delle necropoli più vaste e importanti della Sicilia. «L'insediamento di Caracausi, che ha affaccio sul fondo dello Scirocco - prosegue l'esperto- ebbe breve durata, meno di un secolo di vita: l'abbandono dell'insediamento è da collocare entro la metà del III sec. a.C., forse anche per via dell'occupazione di Pirro del 278 a.C. e, quindi, della ripresa dell'egemonia siracusana». Ad oggi sono rimaste poche testimonianze di quell’epoca. «Purtroppo la speculazione edilizia e la mancata lungimiranza delle politiche culturali degli anni Ottanta non hanno permesso il mantenimento di un'area archeologica che oggi poteva essere, non solo più vasta, ma anche di estremo interesse turistico». 

A pochi metri dalla Casa dello scirocco c'è il luogo in cui, proprio negli anni Ottanta, venne scoperto un tesoretto di monete. «Monete d’argento databili alla fine del IV secolo - spiega Valenti - Furono ritrovate durante alcuni lavori di escavazione per realizzare una strada. Purtroppo però la Soprintendenza non intervenne in tempo e il tesoretto di Lentini è stato venduto in vari lotti all’asta anche in Inghilterra e Svizzera». Un’altra teoria molto accreditata è la probabile collocazione, nello stesso sito del rinvenimento, della zecca di Lentini. «Una delle poche esercenti del Mediterraneo tra il V ed il IV sec. a.C. - aggiunge Giorgio Franco -. Alcune delle monete recuperate sono esposte presso il medagliere del Museo Regionale Paolo Orsi di Siracusa e anche in altri siti europei. La speranza è che in futuro parte di quei resti siano assegnate alle collezioni al Museo Archeologico Regionale di Lentini».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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