Mafia, le mani dei clan sui terreni di Nebrodi e Madonie Undici arresti, un notaio interdetto: i nomi dei coinvolti

Le mani di Cosa Nostra sui terreni delle Madonie e dei Nebrodi. È scattata stamattina l’operazione Terre Emerse che ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari tra Palermo, Messina ed Enna. L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e condotta dal Gico della Guardia di finanza nissena, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazioni sulla Criminalità Organizzata di Roma.

Gli arrestati, alcuni appartenenti e altri fiancheggiatori di Cosa Nostra, sono accusati di aver gestito
terreni del parco delle Madonie e dei Nebrodi per conto dell’associazione mafiosa, ricevendo anche finanziamenti comunitari per la gestione di imprese agricole riconducibili a membri di Cosa Nostra. Contestualmente è stato disposto il sequestro di immobili, aziende, beni e disponibilità finanziarie per un valore di circa sette milioni di euro.

In particolare sono scattate sei misure di custodia cautelare in carcere per diversi membri della famiglia Di Dio, originari di Capizzi, ma stanziatisi nella provincia di Enna. Sarebbero loro ad aver gestito il sistema illecito: Antonio Dio (cl. 1987); Domenico Di Dio (cl. 1959); Giovanni Giacomo Di Dio (cl. 1994) e Giacomo Di Dio (cl. 1984). Insieme a loro in carcere finiscono Giuseppe Fascetto Sivillo (cl. 1978) e Caterina Primo (cl. 1958).

Arresti domiciliari per i fratelli Domenico e Rodolfo Virga (rispettivamente classe 1963 e 1961), ritenuti elementi di spicco al mandamento mafioso palermitano di San Mauro Castelverde, legati da vincoli di parentela ad altre storiche famiglie palermitane. Domiciliari anche per Ettore Virga (classe 1993), Salvatore Dongarrà (cl. 1962) e Carmela Salerno (cl. 1971). 

Misura di interdizione dall’esercizio dell’attività professionale nei confronti di un notaio della provincia di Catania – Giuseppe Dottore, di Grammichele – che si sarebbe prestato a stipulare ripetuti atti falsi che hanno costituito il presupposto per la realizzazione di svariate truffe aggravate ai danni dell’Agea. 


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