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Montante, tutti i dubbi sull'associazione a delinquere
Cassazione: manca fine criminale comune tra indagati

Depositate le motivazioni con cui la Suprema Corte accoglie in parte il ricorso della difesa dell'ex numero uno di Confindustria Sicilia. Adesso si dovrà esprimere nuovamente il Tribunale del Riesame. E si aprono due scenari

Salvo Catalano

Foto di: Dario De Luca

Foto di: Dario De Luca

Un sistema sì, ma un'associazione a delinquere no. Per la Cassazione, tra le accuse per cui processare Antonello Montante non ci può essere anche quella associativa perché i vari reati cosiddetti fine (la corruzione, il favoreggiamento, le rivelazioni di segreto d'ufficio e l'accesso abusivo al sistema informatico) sono tenuti insieme solo dalla figura dell'ex numero uno di Confindustria siciliana e non da altro. Sono state depositate le motivazioni alla base della decisione che la Suprema Corte ha preso lo scorso 21 novembre. Quest'ultima è stata chiamata a esprimersi dopo che la difesa di Montante ha impugnato il provvedimento con cui il Tribunale di Caltanissetta aveva confermato i domiciliari per l'imputato eccellente. I legali Giuseppe Panepinto e Carlo Taormina hanno sollevato presunti profili di illegittimità su tutti i capi di imputazione. La Cassazione li ha respinti uno per uno, tranne quello relativo al reato più importante: l'associazione a delinquere. 

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