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Il piano di Rinzivillo per portare all'estero titoli di Stato
I contatti coi russi e il ruolo di uomini dei servizi e Ros

Nel filone romano dell'inchiesta Extra fines 2 si fa luce sulle trattative che sarebbero state portate avanti anche grazie ai militari Marco Lazzari e Cristiano Petrone. I presunti contatti dentro agli aeroporti di Rimini e Fiumicino e i timori dei magnati stranieri

Simone Olivelli

Foto di: cinque quotidiano

Foto di: cinque quotidiano

«Non sono abituato a parlare con gente che ha il vostro ruolo, ma io sto parlando con degli uomini». Salvatore Rinzivillo - l'uomo che, dopo aver ereditato il potere dai fratelli Antonio e Ginetto, era riuscito a estendere i business del clan gelese ben oltre i confini nazionali, non esitava a mostrare rispetto nei confronti della divisa. Il motivo è presto detto: quei due, Marco Lazzari e Cristiano Petrone, prima di essere uomini dello Stato, erano uomini al servizio della famiglia mafiosa. Questo perlomeno è il convincimento dei magistrati della procura di Roma che, nei giorni scorsi, hanno ottenuto una nuova misura cautelare nei confronti dei due carabinieri considerati infedeli. A corroborare questa tesi ci sono numerose intercettazioni in cui Lazzari e Petrone, il primo considerato uomo dei servizi e il secondo appartenente al Ros, non lesinano attestati di stima nei confronti di Rinzivillo. Fino al punto di dichiararsi disposti anche ad azioni eclatanti: «Io e mio fratello scherziamo, ma quando c'è da fare un'esecuzíone, tra virgolette, la facciamo. Se dobbiamo fare un lavoro non ci fermiamo a ventidue coltellate, non ti diamo la possibilità di parlare», commentano.

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