Ars/ Finanziaria: i grillini ‘stoppano’ la sanatoria edilizia che avrebbe favorito anche la mafia

SE NE VA A MARE IL TENTATIVO DELLA MALA POLITICA SICILIANA DI FAVORIRE I ‘SIGNORI’ DEL CEMENTO ABUSIVO

Legalità 1 – mafia zero. Si stoppa in Commissione Bilancio all’Ars un articolo della legge Finanziaria che rischiava di sanare numerosi edifici abusivi in Sicilia, anche in zone protette e perfino in riva la mare. Tutto grazie ad un emendamento del Movimento 5 Stelle, a firma di Giampiero Trizzino, che ha portato oggi al ritiro della norma da parte del Governo, dopo un breve dibattito tra commissari e componenti della giunta.
“E’ un ottimo risultato a difesa del paesaggio siciliano, che blocca una possibile speculazione edilizia”, commenta Trizzino.
“Nonostante la sua nobile finalità – aggiunge il parlamentare – la norma non prevedeva alcuna limitazione per quegli immobili realizzati in zone sulle quali insiste un vincolo paesaggistico o di inedificabilità assoluta, quali terreni a 150 metri dalla costa, zone limitrofe ai boschi, siti di interesse comunitario e così via”.
La norma cassata dalla Finanziaria prevedeva che le case costruite abusivamente venissero concesse ai Comuni per destinarli ad alloggi popolari dopo essere state acquisite al patrimonio pubblico.

Nota a margine
Ci permettiamo di sottolineare un altro aspetto di questa sanatoria edilizia truffaldina come tutte le sanatorie edilizie, ma – in questo caso – ancora più truffaldina del solito.
Questo articolo della Finanziaria non dava dei termini temporali. Non c’è l’indicazione: “La legge è valida per le abitazioni costruite entro…”. L’estensore di questo articolo di legge ha messo giù una norma ‘aperta’: ciò avrebbe significato sanatoria anche per le abitazioni abusive dal momento dell’entrata in vigore della legge in poi. Una norma banditesca a tutti gli effetti!
Ha ragione l’onorevole Trizzino a proposito delle abitazioni abusive realizzare entro i 150 metri dalla battigia: la formulazione dell’articolo della Finanziaria non esclude le abitazioni entro i 150 metri: si limita a non parlarne. Il tutto per creare il solito ‘cavillo’ per poi poter contestare la legge regionale n. 78 del 1976, che è la legge che ha introdotto l’inedificabilità assoluta – ma in Sicilia spesso non rispettata – entro i 150 metri dalla battigia.  

 


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