Almaviva, secondo giorno di sciopero «Emergenza: serve tavolo ministeriale»

Secondo giorno consecutivo di sciopero a Palermo per i lavoratori Almaviva. Questa volta i dipendenti della società sono partiti dalla sede di via Cordova per dirigersi verso la Prefettura. Qui hanno chiesto di sollecitare l’istituzione del tavolo ministeriale al Ministero del Lavoro e di coinvolgere anche il Ministero dello Sviluppo economico, dopo la bocciatura del referendum indetto dall’azienda. Sono 1670 nel capoluogo siciliano le persone che rischiano il licenziamento, su un totale di 2988 esuberi individuati tra Palermo, Roma e Napoli. Ieri i lavoratori hanno scioperato a singhiozzo, con intervalli di due ore, e sono scesi in piazza improvvisando blocchi in via Libertà e corso Calatafimi.

Nella dichiarazione per lo sciopero di ieri e oggi, diviso per fasce orarie, dalle 10 alle 23, Slc Cgil, Fistel, Uilcom e Ugl chiedono la revoca dei licenziamenti, la ripresa del confronto tra azienda, parti sociali, istituzioni nazionali e locali e un piano industriale di prospettiva. Al centro ci sono gli esuberi e il peggioramento delle condizioni economiche e contrattuali. «Reputiamo inammissibile che ancora non sia stato convocato il tavolo ministeriale», dice Rosy Contorno, rappresentante sindacale della Uilcom. «Fino a oggi non abbiamo avuto nessuna notizia su una possibile data per incontrarci, per questo motivo abbiamo deciso di chiedere l’interessamento della Prefettura». I sindacati lamentano un disinteresse totale dopo la bocciatura del referendum, che era arrivata a margine di una prima trattativa al Mise. «Secondo l’azienda la proposta bocciata dai lavoratori era in linea con il rispetto del trattamento economico dei dipendenti, noi rifiutiamo con decisione questa posizione e con il voto negativo del 95 per cento dei lavoratori abbiamo lanciato un segnale forte».

Non mancano, da parte del sindacato, le critiche alla Regione siciliana, rea – secondo la Uilcom – di essersi disinteressata della vertenza: «C’è il problema del trasferimento della sede dell’azienda che per i lavoratori comporta costi indiretti notevoli. Spese che si vanno ad aggiungere alle minori entrate per via dei contratti di solidarietà. Ci aspettavamo maggiore impegno dall’ente territoriale – conclude Contorno – cosa che si è verificata per altre vertenze in atto in Sicilia. Certamente programmeremo delle iniziative di protesta anche davanti alla Presidenza».


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