Uno dei casi più eclatanti del 2024 è di giugno, quando una dottoressa del Pronto soccorso dell’ospedale Cannizzaro di Catania viene presa a calci e pugni in testa da un paziente psichiatrico. Scatta la solita mobilitazione con comunicati e richieste di maggiore sicurezza ma, da allora, poco o nulla è cambiato, almeno in Sicilia. Il […]
Foto di Regione Veneto
Aumentano i sanitari aggrediti in Sicilia. L’assessorato: «Confronto con le prefetture», ma niente bodycam
Uno dei casi più eclatanti del 2024 è di giugno, quando una dottoressa del Pronto soccorso dell’ospedale Cannizzaro di Catania viene presa a calci e pugni in testa da un paziente psichiatrico. Scatta la solita mobilitazione con comunicati e richieste di maggiore sicurezza ma, da allora, poco o nulla è cambiato, almeno in Sicilia. Il caso del Cannizzaro rientra tra le 18mila aggressioni avvenute lo scorso anno a livello nazionale. A essere coinvolti sono stati 22mila operatori con un incremento del 15 per cento rispetto al 2023. I dati sono quelli raccolti dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, costituito al ministero della Salute. L’obiettivo è monitorare gli episodi di violenza e studiare e promuovere iniziative che possano migliorare la sicurezza dei professionisti. I dati, acquisiti da tutte le regioni e resi pubblici il 12 marzo in occasione della giornata contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, sono però assolutamente parziali. La rilevazione, infatti, è avvenuta attraverso dei questionari sottoposti su base volontaria dalle diverse federazioni professionali che hanno somministrato i test a livello territoriale.
Nel 2024, in Sicilia si sono registrate 308 aggressioni. La maggior parte ai danni di professioniste. I luoghi con più aggressioni sono quasi sempre strutture pubbliche, in particolare i Pronto soccorso e le aree di degenza. L’osservatorio ha stilato anche una distinzione per tipo di aggressore. Prevalgono i pazienti ma spesso i protagonisti sono pure parenti e conoscenti. Come avvenuto, per esempio, il 4 luglio dello scorso anno all’ospedale Garibaldi centro di Catania. Dopo la morte di un 21enne, decine di persone aggrediscono una dottoressa e danneggiano il reparto di Rianimazione. Peggio della Sicilia hanno fatto il Lazio con 1156 aggressioni, l’Emilia Romagna con 2878 e il Veneto con 2595. Ed è proprio dal Veneto che arriva la novità più importante. Sarà infatti la prima Regione italiana a dotare di bodycam medici e infermieri. Piccole telecamere che riprenderanno quello che succede. A queste verranno affiancati dei braccialetti smart che avranno la funzione di allarme nei reparti considerati più a rischio: cioè i Pronto soccorso, i triage e i reparti di Salute mentale.
In Sicilia un piano simile è quello portato avanti dalla Seus 118 che ha deciso di affiancare alle telecamere nelle ambulanze delle body cam per i soccorritori. I tempi di realizzazione, però, non si conoscono ancora. Per quanto riguarda medici e infermieri, almeno nel breve periodo, non c’è nessuna possibilità di uniformarsi al modello Veneto. Dall’assessorato alla Salute fanno sapere a MeridioNews che «è in corso una interlocuzione con le prefetture della Sicilia per individuare e avviare un sistema di monitoraggio continuo del personale sanitario da parte delle forze dell’ordine per contrastare le aggressioni», ma al momento non si hanno maggiori dettagli. Tuttavia, «le singole aziende del sistema sanitario regionale, volendo, possono anche agire in autonomia in merito a questi provvedimenti».
Trattare il tema delle aggressioni, però, non può limitarsi ai numeri. Questo fenomeno ha, infatti, un impatto sul benessere degli operatori e comporta anche dei danni economici per i sistemi sanitari. Il presidente dell’ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, ha sottolineato come ci sia in corso una fuga di camici bianchi verso strutture private o all’estero. All’appello in Sicilia mancano circa 1500 medici. A livello legislativo, le misure di prevenzione sono state attuate dal 2020. Nel corso del 2023 e del 2024 è stato modificato anche l’articolo 583 del codice penale sul reato di lesioni personali con l’indicazione precisa di coloro che esercitano una professione sanitaria o socio-sanitaria. Inoltre, è stato inasprito il sistema sanzionatorio con l’introduzione della pena che può andare da due a cinque anni di reclusione e, nel caso di lesioni personali gravi o gravissime, con pene ancora più severe. Il tutto con la possibilità di procedere d’ufficio indipendentemente dalla denuncia delle vittime. Una modifica ha riguardato anche il reato di danneggiamento di cose destinate al servizio sanitario. Dal 2023, infine, una legge ha previsto la possibilità di costituire, con ordinanza del questore, dei posti di polizia fissi negli ospedali dotati di Pronto soccorso. Evidentemente, tutto questo non basta.