La richiesta di tutela per il porticciolo di Ognina

Catania, a Ognina aironi e gabbiani tra polistirolo a mare e relitti: «Area e fauna da tutelare»

«Chiediamo da anni, senza alcuna risposta, la tutela e il riconoscimento di Oasi naturale protetta di spiaggetta, porto e golfo di Ognina. Dove vivono e si riproducono da decenni numerosi uccelli selvatici acquatici, come palmipedi, aironi e gabbiani». Adesso ancora più a rischio, dopo il passaggio del ciclone Harry. È l’appello di Alfio Lisi, portavoce dell’associazione Free Green, al sindaco di Catania Enrico Trantino, alla Capitaneria di porto e alla sovrintendenza. La richiesta è di riconoscere non solo uno stato di fatto. Ma anche di rispettare «i due diversi vincoli paesaggistici» già posti a tutela dell’area del porto di Ognina e integrati, almeno sulla carta, nel piano paesaggistico. Il primo, spiegano dall’associazione, con un decreto regionale del 1965. E il secondo del 1991, emesso dall’Assessorato ai Beni culturali e ambientali.

Per «salvaguardare il benessere e l’habitat della fauna – continua Lisi -. Che comprende sia il porticciolo, con la sua vegetazione spontanea, che la costa lavica, utilizzata per la nidificazione poiché riparata». Spazi adesso invasi da rifiuti, relitti di barche post-ciclone Harry e grandi blocchi di polistirolo. Usati come galleggiante per le strutture in legno, il materiale di cui sono composti è stato sbriciolato dalle intemperie. E rimasto lì insieme alle barche danneggiate e abbandonate, finendo a mare. «Con la conseguenza di un ulteriore inquinamento del golfo – spiegano da Free Green -, ma rischiando anche di diventare pericoloso cibo per la fauna terrestre e acquatica».

«Lì c’è una compresenza di fauna selvatica e domestica abbandonata, come anatre e oche, che diventano randagie al pari di cani e gatti», spiega Giuseppe Rannisi, coordinatore Lipu Catania. Che ricorda anche la presenza del Martin pescatore spesso fotografato mentre sosta sulle barche. Ma non solo. «Non dimentichiamo la fauna ittica, già provata dal porto e dagli scarichi – conclude Rannisi – La nostra scogliera è ancora viva dal punto di vista biologico, con specie animali e vegetali importanti, alghe comprese, oggi già rare. Questo è un ulteriore colpo alla biodiversità».


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