Borgetto, lucchetto alla Villa della Legalità: Pino Maniaci consegna le chiavi

È arrivata la polizia municipale con catena e lucchetto per chiudere i cancelli della Villa della Legalità, bene confiscato alla mafia e affidato al giornalista Pino Maniaci. Che adesso è tornato nella disponibilità del Comune di Borgetto. Almeno fino alla sentenza del Tar che si riunirà l’8 settembre prossimo per decidere se concedere la sospensiva della revoca del bene, richiesta da Telejato, in attesa che il giudizio di primo grado determini se abbia ragione l’amministrazione comunale o il giornalista antimafia.

La querelle tra Maniaci e il Comune di Borgetto

I rapporti tra il giornalista di Telejato, Pino Maniaci, e il Comune di Borgetto sono stati sempre particolarmente tesi. A partire dalla vicenda in cui alcuni amministratori comunali di Borgetto e Partinico denunciarono Maniaci per diffamazione a mezzo stampa, che si concluse con un’assoluzione. Subito dopo, il Comune di Borgetto assegnò a Pino Maniaci la villa confiscata al boss Gaetano Lunetto con una procedura ibrida. La situazione sembrava, quindi, sanata e l’ascia di guerra seppellita.

Nel frattempo, però, emergono gravi criticità di tipo gestionale, fiscale e legale sollevate dal giornalista Daniele Viola, direttore di Partinico Live, che denuncia le violazioni riscontrate al Comune di Borgetto. Al contempo, arriva anche la segnalazione degli stagisti di Telejato Roberto Disma e Sara Cozzi di altre infrazioni commesse da Tele Jato Ets. L’’associazione nata proprio per la gestione dei beni confiscati, di cui è presidente Letizia Maniaci, figlia del giornalista. Si arriva così alla richiesta di revoca dell’affidamento del bene. Procedura che si è conclusa oggi con la consegna delle chiavi da parte del giornalista. La parola adesso spetta ai giudici.

La tutela della legalità

«Da oggi la Villa della Legalità torna finalmente nelle mani del Comune – ha dichiarato a MeridioNews Daniele Viola -. L’inchiesta che ho condotto ha portato alla luce irregolarità gravissime che non potevano più essere ignorate, rendendo inevitabile la revoca della convenzione. Abbiamo vinto una battaglia per la trasparenza e la verità». Un punto in cui spesso si consuma la frattura tra l’antimafia e la cittadinanza. «La legalità non si ferma alle parole, pretende i fatti», conclude Viola.


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