Il caso 118 alla vigilia del rinnovo Seus: il rapporto rimasto segreto per un anno

Un quadro allarmante sarebbe emerso dall’ispezione richiesta dal Dasoe sul 118 nel bacino di Catania, Ragusa e Siracusa. Mezzi guasti dai cinque ai dieci al giorno, ambulanze ferme al Pronto soccorso anche nove ore di fila, carenza di autisti-soccorritori. Insomma, una rete tempo-dipendente assolutamente inefficiente. Addirittura, si segnalano dei ritardi consistenti anche a causa della mancanza di barelle, che determinano l’inevitabile fermo delle ambulanze in attesa proprio dello sbarellamento del paziente.

Al termine dell’attività ispettiva, dunque, i firmatari designati dal DasoeLuciano Andrea Fiorella, direttore sanitario dell’Asp di Caltanissetta e Salvatore Alessandro Mingrino, dirigente dell’Irccs Bonino Pulejo di Messina – hanno chiesto la testa dei vertici Seus. In particolare del presidente Riccardo Castro. Tutto ciò è venuto fuori proprio adesso, cioè la settimana prima della riunione dell’assemblea del soci della Seus. Ovvero quella in cui si dovrebbe procedere al rinnovo del Cda della Seus. Ma per capire meglio cosa sia successo, facciamo un passo indietro.

L’origine dell’ispezione alla Seus

L’ispezione nasce da una pec inviata il 16 dicembre 2025 dall’ex assessora regionale alla Salute Daniela Faraoni, al Dasoe e al dipartimento per la Pianificazione strategica. In questa mail, Faraoni lanciava l’allarme sulle ambulanze ferme per ore davanti ai Pronto soccorso di Catania e provincia. Gli uffici dell’assessorato hanno effettuato le verifiche constatando che, in effetti, erano emerse una serie di carenze, accentuate dal virus influenzale. A questo punto, il Dasoe ha avviato l’ispezione, effettuata da Fiorella e Mingrino. Con un primo accesso il 9 marzo all’ospedale Cannizzaro di Catania per l’Uoc Malattie respiratorie in cui si sono evidenziate alcune criticità. Negli stessi giorni, i due ispettori si sono recati anche alla centrale operativa del 118 di Catania-Ragusa-Siracusa.

Il rapporto sulle inefficienze

Qui hanno stilato un rapporto dettagliato sulle inefficienze riscontrate. Il verbale trasmesso è datato 16 aprile, eppure né l’assessorato regionale alla Salute né il presidente Renato Schifani ne hanno dato notizia all’esterno. Pertanto, il documento è rimasto nel cassetto fino a quando non lo ha acquisito la testata SudPress da cui è partita questa inchiesta. La redazione, infatti, sarebbe entrata in possesso della nota il 23 giugno. Eppure la prima puntata è stata pubblicata il 3 settembre e la seconda il 7 settembre. Tempistiche che appaiono particolarmente strane perché tra oggi e domani (10/11 settembre) si dovrebbe nominare il nuovo Cda Seus, per cui si discuteva già della riconferma di Riccardo Castro.

La pubblicazione della relazione fatta dal Dasoe adesso ha scompaginato un po’ la situazione. Ma tutto ciò è frutto di guerre intestine tra Castro, altre frange della Seus e la direzione della centrale operativa del 118 orientale. Le due società non sono esattamente la stessa istituzione, infatti alcune attività vengono gestite dalla Seus e altre dalle quattro centrali operative del 118 in Sicilia. Proprio qui, nel bacino Catania-Ragusa-Siracusa, i medici incaricati dal Dasoe hanno effettuato l’ispezione, ma non negli uffici della Seus. Motivo per cui alcune informazioni risultano parziali. Resta comunque il problema della ambulanze lanciato a suo tempo dall’ex assessora Faraoni.

Le problematiche riscontate e i dettagli Seus

La nota consegnata alla Regione Siciliana mostra una cronica carenza di risorse, uomini e mezzi, aggravata dalle prolungate soste delle ambulanze nei Pronto soccorso di Catania e provincia. La presa in carico dei pazienti, che dovrebbe avvenire entro 15 minuti, in alcuni casi arrivava a richiedere dalle cinque alle nove ore. Ma il dato più preoccupante riguarda direttamente la Seus, perché si parlerebbe di un «numero sorprendete di mezzi tecnici fermi al giorno per riparazioni o sostituzioni (dai 6 ai 20), nella stragrande maggioranza dovuti ad assenze di personale soccorritore-autista oltre che per guasto meccanico».

A rispondere sul punto è stato proprio Riccardo Castro, presidente Seus: «I fermi tecnici esistono e non li abbiamo mai nascosti. Ma è necessario spiegare che cosa c’è dietro quel numero» ha dichiarato, precisando che nel periodo dal 1° gennaio al 31 agosto, nell’area Catania-Ragusa-Siracusa, la media giornaliera è stata di 3,27 fermi tecnici per guasti o problemi di efficienza; 5,58 per mancanza di personale autista-soccorritore e 0,81 per mancanza di personale sanitario. «Quindi non è corretto trasformare il dato complessivo dei fermi in uno che rappresenti esclusivamente un problema di mezzi o di manutenzione – sottolinea Castro -. La componente principale è stata la carenza di personale ed è un problema che la Seus ha rappresentato agli organismi competenti da anni».

In effetti, già nel novembre 2022 la società aveva segnalato il progressivo decremento del personale autista-soccorritore. E aveva chiesto, nelle more delle assunzioni stabili, di poter ricorrere alla somministrazione di personale. Ciò perché una società pubblica non può assumere autonomamente, ignorando i vincoli normativi e le procedure previste per le società partecipate. «Successivamente il fabbisogno è stato ulteriormente aggiornato – chiarisce ancora il presidente Seus -. Fino ad arrivare, col Piano assunzionale 2026-2027, a 344 unità aggiuntive di fabbisogno immediato e 425 assunzioni complessive previste nel biennio».

Carenza di mezzi e ambulanze medicalizzate

A pesare sul funzionamento dell’emergenza-urgenza c’è anche la carenza di medici convenzionati con le Asp, accompagnata dalla mancata disponibilità di sanitari negli elenchi dei reperibili previsti dai contratti. Gli ispettori hanno infatti segnalato la presenza, in modo continuativo, di ambulanze che operano senza medico a bordo. Con punte che arrivano a nove o dieci mezzi per turno. Si tratta di una criticità riconducibile soprattutto alla componente sanitaria e, dunque, alle aziende del Servizio sanitario regionale, più che direttamente alla Seus. Gli effetti, però, ricadono sull’intera rete del soccorso, perché la ridotta presenza di medici può compromettere la qualità dell’assistenza, rendere più complessa la gestione delle patologie tempo-dipendenti e incidere sull’efficacia degli interventi.

Per Castro, però, i numeri raccontano una realtà diversa. «Tra il 2021 e il 2023 sono state acquistate e progressivamente immesse in servizio 234 nuove ambulanze Peugeot – riferisce il presidente della Seus Sicilia -. Al primo gennaio, la dotazione complessiva era di 324 ambulanze. Nel 2026 sono state acquistate ulteriori 23 nuove ambulanze, assegnate al bacino di Catania, ed è stata definita la procedura per ulteriori 88 ambulanze. Sono numeri difficilmente compatibili con l’idea di una società che non abbia affrontato il problema della flotta».

Il controllore e il controllato: un dipendente Seus nella struttura di vigilanza

Tra gli elementi più singolari emersi dall’ispezione c’è anche la presenza, all’interno dell’amministrazione regionale, di una situazione ritenuta dagli stessi ispettori incompatibile con l’attività di controllo. Nel documento, infatti, il dipartimento precisa di non aver coinvolto nell’ispezione il servizio della Pianificazione strategica, struttura competente per la vigilanza sulla società partecipata. La ragione viene indicata nella stessa relazione: «Non può tacersi la presenza di un funzionario che versa in una situazione che si ritiene non compatibile, in quanto dipendente della Seus, organo controllato». Inoltre, dalle segnalazioni raccolte dagli ispettori, sono emerse anche «possibili carenze nell’attività di verifica e controllo sul sistema 118 da parte dello stesso servizio».

In sostanza, la struttura regionale chiamata a vigilare sulla Seus non è stata coinvolta nell’ispezione perché al suo interno operava un dipendente della società sottoposta a controllo e perché sulla stessa attività di vigilanza erano già emerse perplessità. Un intreccio che pone inevitabilmente una domanda sulla reale autonomia del sistema di controllo. A questo punto, sarebbe meglio se il governo Schifani chiarisse chi era quel funzionario, quale incarico ricoprisse e come sia stato possibile il suo impiego all’interno della struttura.


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