L’emoticon di una mazzetta di soldi con le ali e quella di una faccina che non riesce a contenere le lacrime di gioia. Sarebbero stati commissionati su WhatsApp gli attentati incendiari che negli ultimi mesi hanno interessato diverse attività commerciali a Palermo e in particolare la società di autonoleggio Sicily by Car dell’imprenditore Tommaso Dragotto. […]
Estorsioni a Palermo, la regia su WhatsApp tra emoji e ordini via chat: «Bruciate tutto»
L’emoticon di una mazzetta di soldi con le ali e quella di una faccina che non riesce a contenere le lacrime di gioia. Sarebbero stati commissionati su WhatsApp gli attentati incendiari che negli ultimi mesi hanno interessato diverse attività commerciali a Palermo e in particolare la società di autonoleggio Sicily by Car dell’imprenditore Tommaso Dragotto. La regia, direttamente dal carcere di Trani, in Puglia, con l’utilizzo di un cellulare, sarebbe stata coordinata dal 35enne Salvatore Verga. Un passato fatto di guai per spaccio di droga e un presente da presunto uomo di punta nel mandamento mafioso Tommaso Natale-San Lorenzo. L’atto d’accusa è contenuto nel provvedimento di fermo scattato ieri nei confronti di 22 persone. L’indagine, coordinata dalla procura del capoluogo, avrebbe ricostruito attentati e intimidazioni da novembre 2025.
Estorsioni a Palermo: il rogo alla rimessa di Sicily by Car
Uno dei capitoli dell’inchiesta è dedicato a quanto avvenuto in una rimessa di Sicily by Car in territorio di Villagrazia di Carini. La notte tra il 26 e il 27 maggio, a distanza di 20 giorni dall’inaugurazione, un rogo distrusse diverse auto della società di noleggio. Ad occuparsene, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero state due persone su mandato del detenuto Verga. Si tratta di Rosario Piazza e Baldassarre Rizzuto. Per riuscire a portare a termine l’obiettivo i malviventi avrebbero utilizzato delle bombole da campeggio cosparse di benzina.
Una sorta di innesco che causò la distruzione di una decina di macchine. A essere bruciata fu anche una Fiat Panda rubata, ritrovata incenerita dai carabinieri non lontano dalla sede dell’azienda. Ed è proprio confrontando la localizzazione di Piazza – presente sia nei pressi del parcheggio che poco dopo, nel punto in cui è stata ritrovata la Panda – che gli inquirenti sono risaliti al suo presunto ruolo.
Le chat per ordinare le estorsioni e gli altri incendi
Determinante è stato il cellulare di Piazza anche per risalire alle chat WhatsApp con il detenuto Verga. Quest’ultimo, il cui contatto era salvato in rubrica con l’emoticon di due bombe, avrebbe chiesto in maniera esplicita che tutto venisse bruciato. «Prenditi questo impegno fra, portati chi vuoi. L’importante è che brucia tutto», scriveva dal carcere di Trani Verga. L’indomani, il 26 maggio, domandava – con l’emoticon del fuoco – se quella sera il lavoro sarebbe stato concluso. «Per forza – rispondeva il complice utilizzando l’emoticon dei soldi con le ali preceduta dalla scritta “Deve uscire i…” ». Qualche ora dopo l’incendio era stato appiccato e Piazza informava il presunto mandante: «Parri, sto arrivando allo Zen. Tutto a posto». Portata a termine la missione emerge un ulteriore dettaglio relativo al compenso. Gli autori, stando alla ricostruzione degli inquirenti e agli immancabili messaggi WhatsApp, sarebbero stati pagati 400 euro ciascuno.
Quello a Villagrazia di Carini non è però l’unico incendio che Verga avrebbe commissionato dal carcere. All’uomo viene contestato anche di essere il mandante del rogo appiccato in via San Lorenzo, a Palermo, la notte dell’11 giugno scorso. Pure in questo frangente Verga si sarebbe rapportato via WhatsApp con Piazza, ordinando diversi incendi. «Tutti stasera li dobbiamo fare?», chiedeva. «Se puoi sì», rispondeva Verga. A occuparsi del rogo, secondo le accuse, sarebbe stato poi il pregiudicato Gian Maria Celestino. Una sorta di factotum nel compiere questo genere di rappresaglie in giro per la città.
Quest’ultimo viene inquadrato dalle telecamere di sicurezza con il volto coperto, mentre con uno scooter elettrico raggiunge via San Lorenzo. Dopo averlo parcheggiato veniva nuovamente ripreso con una tanica di benzina in mano mentre raggiungeva l’ingresso, scavalcare il muro e appiccare l’incendio. Quella notte stessa Verga veniva informato circa l’esito positivo della spedizione. «Ma ha preso?», domandava il detenuto. La risposta, senza troppi giri di parole, arrivava con un messaggio audio inviato da Piazza: «Eh certo che ha preso».